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GEAPRESS – Non stanno male i cani del clochard di origine iraniana trovato morto alcuni giorni addietro in via Francesco Crispi a Palermo. Una storia triste ma molto più comune di quello che si crede. Una persona di cultura superiore che non voleva parlare del suo passato. Era a Palermo da circa tre anni e di tanto in tanto riferiva dei suoi viaggi in Russia e Germania.

Mosca e Guci, i cagnolini di Fia, sono ora presso il canile municipale di Palermo. Guci, era da minor tempo con Fia e forse per questo è meno depresso di Mosca. I volontari si stanno adoperando per la loro adozione. Un cartello con l’invito a trovare una nuova famiglia per Guci e Mosca è stato sistemato innanzi l’entrata dell’ex Hotel Ponte. Lì viveva Fia. Appena una rientranza rispetto al marciapiede e la pista ciclabile. Quanto basta per non bagnarsi nel caso di pioggia in assenza di vento.   Una strada molto frequentata ma con pochi pedoni. Di lui si accorgevano appena i ciclisti. Problemi di alcol, come il professore di matematica centro africano che vive, come un altro clochard iraniano, per le strade di Palermo. Tutti con elevate qualifiche di studio.

Fia era vegano. “Una persona speciale – riferisce Giusy Caldo dell’associazione ADA che si recava per aiutare i cagnolini. Vegano, non vegetariano tiene a precisare la volontaria. “Si pensa fosse un biologo o forse era solo molto preparato su questi argomenti. Sempre in ordine, pulito, con tanta dignità. Una persona speciale – aggiunge la volontaria – A chi gli portava alimenti carnei o latticini, lui ringraziava ma faceva presente che dava ai suoi cani“.

Con gli occhi dolcissimi Fia guardava ed a proposito di quel cibo diceva sempre “con tutto il cibo che esiste … perchè cibarsi dei nostri fratelli animali? No buono …. no buono!“. Lo ripeteva continuamente, sottolinea Giusy.

Alcune persone si sono già fatte avanti per i due cagnolini, ma i volontari sono molto severi per l’adozione. Vogliono evitare un altro trauma. Di Fia, invece, non si sa più niente. C’è chi dice che è stato sepolto, oppure è nella cella frigorifera dell’obitorio. “E’ una storia che mi riempie di tristezza – riferisce Giusy Caldo – Trasmetteva pace e serenità, una persona speciale. Mi piacerebbe che riposasse in pace, ma credo che vi siano  problemi per la sua identità“.

I giornali di oggi riferiscono delle bare accatastate nel cimitero dei Rotoli, uno dei più grandi della città. Non c’è posto e poi c’è stato un problema con l’escavatore. “Vorrei lanciare nuovamente un appello per i cani – aggiunge Giusy – Devono essere dati assieme ed hanno bisogno di spazi aperti. Si rifiutano di entrare in casa, vivevano con Fia in strada“.

Il clochard era accudito sia dai volontari animalisti che da quelli dell’associazione Gli Angeli della Notte. Momenti che diventavano interminabili passati con Fia anche quando si andava un po’ di fretta. Secondo Giuseppe Li Vigni, presidente dell’associazione ieri intervistato da Radio Spazio Noi inBlu, Fia non è morto per il freddo come inizialmente si è detto. Alla radio della Diocesi palermitana Li Vigni ha infatti dichiarato che Fia è morto per infarto. Una volontaria si era avvicinata credendo che stesse dormendo ed ha provato a scuoterlo. Forse aveva bevuto, un problema comune. L’alcol si trova a basso prezzo ed aiuta a scordare. E’  come un anestetico, spiega meglio una operatrice.

Fia questa volta si era addormentato per sempre. Fino a poche ore prima aveva parlato con una volontaria animalista. Qualcuno aveva portato delle polpette. “No buono, no buono – No cibarsi dei nostri fratelli animali” aveva continuato a ripetere. Non c’era freddo quel giorno e Fia era lì, tranquillo, in quella sorta di nicchia dell’ex Hotel. Mosca e Guci erano accanto a lui. A loro Fia aveva  cedute le polpette. Mosca e Guci sono stati trovati accanto a lui.

Hanno bisogno di spazi aperti ed ovviamente controllati. E’ bello pensare che qualcuno continui a seguirli come aveva sempre fatto Fia.

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