GEAPRESS – Un disastro totale. Da Messina a Trieste è un via vai continuo di notizie relative a feriti, morti, dispersi e danni ingenti. Dalla bora di Trieste alla neve dell’Emilia Romagna e delle Marche. In quest’ultima regione, stante l’allarme lanciato dalla Protezione civile, la neve rischia di sciogliersi grazie alle piogge incalzanti e peggiorare pertanto una sitiuazione già molto grave.  In questa regione, solo nelle ultime 24 h sono caduti 200 mm di pioggia e si registra il bilancio più grave in termini di vite umane.

Allagamenti anche in Puglia, Sicilia, Sardegna e Basilicata dove il Prefetto Francesco Monteleone ha chiesto l’intervento dell’esercito. Oltre alle vittime nelle Marche, un morto in Emilia Romagna. Dati drammatici che vanno ad aggiungersi alla notizia del deceduto in Calabria.

Impossibile rendicontare le segnalazioni pervenute di animali sia domestici che d’allevamento, ma anche selvatici, coinvolti specie negli eventi alluvionali. Ad Olbia, è finito allagato  il rifugio di cani curato dai volontari della LIDA. Tutto inondato e danneggiato, ivi comprese le pompe che dovevano servire a portare via l’acqua. Fino a ieri sera il vicino fiume aveva raggiunto i limiti di guardia.

E’ andata molto peggio ad Alba Adriatica (TE). L’altroieri sera, intorno alle 23, il fiume Vibrata ha rotto gli argini ed ha invaso il canile intercomunale. Una notte infernale passata dai volontari del rifugio e dalla Sig.ra Charlotte, che lo gestisce da numerosi anni. A complicare le cose un recente affido, avvenuto appena pochi giorni prima, di ben 39 cani posti sotto sequestro dalla Guardia di Finanza, Comando Provinciale di Teramo, a Martinsicuro. I cani erano detenuti in un opificio, all’interno di un’angusta pertinenza dello stabile. Almeno metà di questi sfortunatissimi cani erano particolarmente vivaci ed hanno complicato non poco le operazioni di salvataggio. 

L’acqua ha raggiunto velocemente i tetti ed ha ucciso stante l’ultima conta, avvenuta ieri sera alle 19,  trentatrè cani mentre altri due non si sono più ritrovati. Si spera, comunque, che possano essere ancora in zona. L’iniziale stima, infatti, di 60 cani morti nell’alluvione, diffusa da alcuni organi d’informazione, si è ridotta a non meno di 33 (purtroppo certi) proprio perchè trattavasi di cani che erano riusciti a fuggire dall’acqua e poi rientrati nei luoghi.

Il rifugio ha subito danni ingenti, il fiume ha letteralmente spazzato via il muro di contenimento distruggendo tutto quello che incontrava: recinzioni, cucce, mangimi, medicinali, quanto di necessario per la quotidiana gestione dei 280 cani, presenti al momento dell’alluvione, è andato irrimediabilmente perso. Per fortuna un’area, più sicura, ha subito meno danni ed è stato possibile far rientrare i cani per i quali il Sindaco aveva messo a disposizione il campo sportivo. Si spera, ora, in un magazzino dove convogliare gli aiuti.

Il Corpo Forestale dello Stato ha coadiuvato la Protezione civile nelle operazioni di soccorso, assistendo il rifugio, per quanto possibile nell’emergenza complessiva dei luoghi, ed occupandosi anche della rimozione dei cani morti. Fatto questo che poteva pregiudicare ancor di più le condizioni igienico sanitarie già precarie del canile alluvionato. Attesa, forse per oggi, la troupe di Striscia la Notizia.

Non sono mancati neanche i casi ove si è tentato di enfatizzare i danni dell’alluvione. E’ successo nella provincia di Matera, ma la Protezione Civile era già avvisata sull’allevatore un pò ipocondriaco.
A parte questo, però, la situazione è molto grave specie nel metapontino. Bovini, equini ed altri animali d’allevamento galleggiano morti o morenti, spesso impossibili da raggiungere nelle aree allagate.
Fino a ieri sera, ancora isolata l’azienda agricola con all’interno stabulati circa 400 tra ovini ed equini (vedi articolo GeaPress). Singolare il nome del posto dove si sono registrati i danni maggiori: Pantano di Metaponto. Forse l’acqua è solo ritornata dove stava un tempo.
Gli animali riusciti a sfuggire alla morte si ritrovano un pò ovunque, finanche mucche e cavalli sui tetti, chissà come hanno fatto ad arrivarci. Altri rimangono impigliati nelle recinzioni divelte. Altri ancora, dopo aver resistito ammollo, una volta soccorsi, sono stramazzati a terra esanimi (vedi fotogallery). Scene surreali che sicuramente una corretta gestione del territorio avrebbe impedito. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

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