GEAPRESS – Sono stati spinti tra due cancelli e sono stati finiti a colpi di arma da fuoco in pieno centro città. Da una parte la Polizia Provinciale, dall’altra i cinghialetti rei di frequentare Genova.

La Polizia Provinciale, da noi contattata, sembra quasi dispiaciuta: “Quando possiamo utilizziamo le reti, ma in quel caso, quando sono numerosi, non vi sono altre strade“. Un altro aspetto che la Polizia Provinciale vuole sottolineare la pericolosità per la circolazione stradale, specie per le motociclette, ed il fatto che le recinzioni che, in alcuni posti, erano state sistemate per tenere lontani i cinghiali erano state divelte.

Sarà, ma a Genova le persone che in qualche maniera interagiscono con la presenza dei cinghiali, sono orami numerose ed i pareri sono spesso discordi da quelli ufficiali, che hanno determinato la mattanza tra i palazzi.

Abito nei pressi di Corso Carbonara – dice Anna a GeaPress – e quei cinghialetti non davano fastidio a nessuno. Erano uno spettacolo, voglio capire perchè l’Assessore [n.d.r: Piero Fossati, Assessore alla Viabilità della Provincia di Genova] ha deciso che era in pericolo l’incolumità pubblica ed ha mandato la Provinciale“.

Ad essere stati uccisi sono i giovani cinghialetti, mentre la femmina non si sarebbe riuscita a prendere.

Ma che ci fanno i cinghiali in città? La frequentano, innanzi tutto, perchè a Genova vi è molta campagna; o meglio la città è arrivata dove prima, sulle colline, vi erano solo boschi e radure erbose. Si tratta, in particolare, del quartiere di Righi. Ma anche nel quartiere Marassi, dove vi è lo stadio Luigi Ferraris, i cinghiali si sono fatti vivi. Il luogo è  talmente stretto tra le case, che per farvi il parcheggio (l’unico lato che, con una certa immaginazione, si può definire aperto) hanno dovuto seppellire parzialmente il torrente. I residenti protestano, anche perchè, ad ogni partita, l’afflusso di decine di migliaiai di persone non è cosa che si digerisce facilmente.

Poi vi sono quattro, o poco più, cinghiali. Tra chi bada a loro o, comunque, ha a cuore i poveri animali, è facile trovare un certo risentimento sia nei confronti della Polizia Provinciale che verso il mondo venatorio. I primi sarebbero “colpevoli” di allontanare in varia maniera i cinghiali. I secondi di avere importato i grossi suini selvatici dal centro Europa, forse incrociati pure con i maiali, per riempire i carnieri. Ed ora che c’è il problema, cosa si fà? Si ammazzano.

Ma quale problema“, dice a GeaPress  il Signor Gianpaolo Buttiglion “I cinghiali non creano problemi a nessuno. I maschi stanno distanti nei boschi, mentre le grosse femmine con figlie e nipotine, si avvicinano alle case. Formano delle famiglie“.

Per il Signor Gianpaolo  l’Ordinanza che vieta di dare da mangiare agli animali, è stata vissuta quasi come una questione personale.

I cinghiali ci sono a Righi almeno dal 2000 – dice il Sig. Gianpaolo a GeaPress – perchè non se la prendono con i cacciatori che li hanno portati? Ma ci sono anche le volpi – aggiunge Gianpaolo – anche loro non fanno niente di male. Si avvicinano tantissimo“.

Chiediamo al Sig. Buttiglion se mamma volpe, così come le cinghialesse cittadine di Genova, sono almeno pericolose quando hanno i piccoli.

Pericolose? Ma per chi? – ci risponde quasi arrabbiato – Ma li dovrebbe vedere, sono animali tranquilli, si sono avvicinati all’uomo perchè sanno che non gli facciamo del male. C’è la grande femmina, le figlie ed i cuccioli. Vengono a mangiare dalle mani, …. figuriamoci, del male, ma non facciamo ridere“.

Il problema che viene sollevato – dice a GeaPress la Signora Cristina Tammaro, un’altra volontaria che si è occupata dei cinghiali – è quello della circolazione stradale, ma ho forti dubbi. Io abito a Righi, non sono di altri posti. Pensi che per parecchio tempo abbiamo avuto un grosso maschio. Era cresciuto a Righi e l’avevamo chiamato “Piero” (vedi foto dei volontari). La mamma rimaneva ai bordi del bosco, era tranquilla ed il piccolino, Piero, si avvicinava“.

La vicenda di Piero coinvolse migliaiai di persone che si opposero al suo traferimento, ma poi arrivò il …. solone! Chi è il solone? “E’ un professore che sta da queste parti – ci dice Marco, un altro abitante di Righi – Lui diceva che erano animali selvatici e pertanto dovevano andare via. Ha fatto il diavolo a quattro, ma l’onere di Piero l’abbiamo preso noi“.

Piero, il cinghiale di Genova, nel 2010 venne trasferito in un recinto. I vontari continuavano ad andarlo a trovare. Ma poi qualcuno lo fece scappare. Sarà finito ucciso dai cacciatori, oppure è andato appresso ad una femmina, dicono i volontari. “Se fosse rimasto a Righi, sarebbe ancora felice“.

Fanno un pò di timore – precisa, però, la signora Roberta che abita sempre in zona Righi – a volte mi intimorisco perchè ho una bambina piccola“.

Ginpaolo, appena riferiamo dei timori, non è però d’accordo. “Ma ha mai sentito dire niente che abbiano combinato i cinghiali?”  riprende Gianpaolo che non perde tempo per prendersela con i cacciatori e con la Polizia Provinciale. “Anzi guardi le do uno scoop. Da poco sono comparsi i caprioli. Ci sono ogni giorno. Vogliamo preparare gabbie, fucili e chissà cos’altro pure per loro?”

Per le Associazioni animaliste, almeno per alcune, ai cinghiali non si dovrebbe dare da mangiare. Sono animali selvatici e vanno rispettati per quello che sono. Diverso discorso, invece, per la caccia al cinghiale scatenata nei pressi di corso Carbonara. Lì siamo più verso il centro città, ovvero si tratta di una collina, ancora con del verde, nel frattempo divenuta città con tanti palazzoni. Il cinghiale va dove c’è il cibo, ma forse, per una città così costruita come Genova, con il cinghiale bisognerà imparare a convivere. Impossibile separare con certezza l’animale selvatico ed un processo in atto che ha molto a che fare con l’addomesticamento. Tra le foto che ci hanno mostrato i volontari, ci sono pure piccoli di cinghiali presi in braccio. E la “mamma cinghiale” protagonista di tanti racconti di caccia per la sua pericolosità? Era lì a due passi, tranquilla e fiduciosa. L’uomo, in quel caso, non era un pericolo.

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