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GEAPRESS – Si sono finalmente ricongiunti in una città nei pressi di Berlino, il gattino Timo e la sua padroncina Sama. Il piccolo felino nero e bianco che ha riempito lo scorso giugno molte pagine di giornale, è stato ricongiunto nella giornata di ieri a chi tanto lo aveva atteso. La loro storia, infatti, era sembrata doversi interrompere quando, tra i migranti sbarcati al porto di Lampedusa, si notò un gattino scappare. Si scoprì così che una ragazza proveniente dal Sudan lo aveva portato con se. Purtroppo le leggi sanitarie sono molto severe, ma in difesa del gattino intervenne il Sindaco di Lampedusa Giusy Nicolini che fece in modo di garantire la quarantena nella stessa isola. Di Sama e dei suoi familiari, però, si persero le tracce. Per loro, infatti, venne disposto l’immediato trasferimento in Sicilia ed a nulla erano valse le ricerche che i giornali di mezza Italia intrapresero negli impenetrabili centri di accoglienza.

Come è facile immaginare l’odissea dei migranti non era finita, ma alcune settimane dopo Sama si mise in contatto con l’ufficio ASP di Lampedusa (vedi articolo GeaPress). Il suo amore per Timo era pari al desiderio di vederli ricongiunti cosi come era stato espresso da Eletta Cirillo, dal Sindaco Giusy Nicolini e dei tanti Lampedusani che videro la storia del gattino e della loro isola finire finanche nei principali telegiornali.

Una storia che ha dell’incredibile, quella di Sama e di Timo, che cercheremo di sintetizzare in brevi essenziali paragrafi conclusi dalle parole del Sindaco di Lampedusa

Il VIAGGIO DAL SUDAN FINO A BERLINO

Partiti dal Sudan il gruppo familiare ha impiegato sei mesi per raggiungere la Libia. Forse nessun racconto potrà mai far capire le angosce e le mille peripezie subite nell’attraversare il deserto. Tante tappe e tante incertezze in balia di “guide” che tali, ovviamente, non dovevano essere. Per tutto questo tempo il piccolo Timo è rimasto sempre nel trasportino; aveva impartato ad uscire solo per i bisogni. Nel viaggio, anche nei momenti più difficili, gli ha fatto compagnia la voce di Sama. Era lei a tranquillizzarlo, certi che non si sarebbero mai separati.

Raggiunto l’inferno libico con la guerra civile in corso, il gruppo ha dovuto aspettare altri quattro mesi. Prima in una casa e poi in tanti altri posti. Anche qui Timo è rimasto ad ascoltare la sua padroncina.

Poi, più o meno improvvisamente,  è arrivato l’ok. Alle 23.00, nel più totale buio, hanno lasciato le coste libiche. Un viaggio da incubo con il barcone che quasi subito ha iniziato ad imbarcare acqua. Tante persone, stipate in un guscio di noce circondato da quel mare nero che sembrava volerli portare via per sempre. In quella situazione, con il rumore delle onde e la paura di non farcela, sono rimasti fino alle 16.00 del giorno dopo quando un pattugliatore britannico ha scorto l’imbarcazione portando in salvo i migranti.

Sama era riuscita a rimanere con il suo Timo, ma proprio a Lampedusa è successo l’imprevisto.

Sama e Timo, sono ormai separati. Timo, salvato dal Sindaco di Lampedusa, è con Eletta, volontaria del luogo. Sama, invece, continua il suo viaggio con tante porte chiuse lungo le frontiere. Diffidenze e qualche solidarietà, infine la Germania e la richiesta di asilo. Ormai sono ambientati. Il Governo fornisce un sussidio, possono studiare ed hanno una casa sicura. Fuori nevica e la temperatura è abbondantemente sotto lo zero. Il caldo Sudan è lontano ma ieri un ricordo caro, è stato loro portato grazie alla solidarietà dei Lampedusani.

L’INCONTRO TRA TIMO E SAMA

L’incontro con Sama ed i suoi familiari è stato molto commovente – riferisce Eletta Cirillo a GeaPress – Sama ha subito stretto a sé il gattino circondata dai suoi familiari. Hanno pianto tutti. Eravamo tutti molto felici. Timo, da parte sua, ha iniziato a fare le fusa, sembrava proprio contento“.  Momenti di forte emozione. Dopo tante incertezze, il futuro, grazie a Timo, sembra sorridere. Tanti discorsi, tanti ringraziamenti, fino agli abbracci finali con Eletta che sta ora rientrando in Italia. A lei, quando è ormai prossima all’aeroporto di Berlino,  chiediamo come si è sentita nel momento della separazione.Non importa come mi sono sentita – riferisce con un sospiro – E’ giusto che sia andata così“. E’ stata proprio la volontaria a seguire personalmente la quarantena così come imposta dall’ASP di Palermo, competente per i migranti,  seguendo apposite direttive pervenute dal Ministero della Salute. Un periodo di convivenza, quella con Timo, molto bello anche se rigidamente scandito dalle norme sanitarie.

La storia di Timo e Sama potrebbe riservare altre mille sorprese. Il gruppo familiare, ad esempio, ha lasciato in Sudan una sorellina e la mamma di Timo, più spigliati e ben accuditi dai vicini. Timo, però, era un caso a parte; più timido e molto attaccato a Sama. Per lui era stato predisposto un trasportino con tutti i confort, arrivato molto pulito ed in perfetta forma fino al molo di Lampedusa, quando Timo venne separato da Sama che piangeva a dirotto.

IL SINDACO DI LAMPEDUSA

Ad essere fiera di rappresentare Lampedusa è proprio il suo Sindaco, Giusy Nicolini.La ricongiunzione di Timo con la sua padroncina – riferisce Giusy Nicolini a GeaPress – ha per noi un alto valore in se’ oltre che simbolico. Abbiamo restituito alla sua padrona un gatto speciale, che ha avuto un viaggio assurdo per la vita insieme a lei. Per Sama quel gatto rappresenta la vita che ha lasciato, la sua terra, i suoi affetti. Timo – ha aggiunto il Sindaco di Lampedusa – è tutto quello che lei è riuscita a portare con se’ nel nuovo mondo. E’ un gesto di grande valore simbolico, in un momento di estremo rifiuto verso chi chiede aiuto all’Europa“.

Il riferimento, ovviamente, è alle note polemiche che si sono scatenate in più parti sull’accoglienza dei migranti.

Tutti chiudono le frontiere in faccia ad una umanità disperata, fingendo di commuoversi davanti alle foto di bambini che muoiono. Ma i bambini muoiono ogni giorno. Lampedusa – ha voluto sottolineare il Sindaco – riconoscendo un valore al rapporto tra Sama e Timo, vuole ancora una volta testimoniare umanità e civiltà e riconoscere a queste persone in fuga dignità umana. Timo, per me, è nello stesso tempo un gatto e molto più di un gatto. Spargiamo semi di umanità e civiltà e lo abbiamo fatto tutti insieme qui: le forze che si occupano dei soccorsi, che mi hanno segnalato quella sera al molo la storia di Sama, i volontari, il Comune, l’ASP che si è occupata della vaccinazione di Timo a fine quarantena e soprattutto Eletta, che ha badato a Timo, senza paura e che adesso sta perfino soffrendo per la separazione. Ecco – ha concluso il Sindaco Nicolini – Lampedusa è tutto questo e io sono fiera di rappresentarla“.

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