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GEAPRESS – Lino, sparato ad Aquino, località tra Palermo ed il Comune di Monreale.

Di lui si era saputo lo scorso maggio, quando ai volontari del capoluogo siciliano era arrivata la notizia di un Pit bull con una grossa catena al collo riverso in terra in un lago di sangue (vedi articolo GeaPress).

Subito si erano avviati i soccorsi, non senza una nota polemica. Sembra, infatti, che gli abitanti del posto, già da alcuni giorni, avessero segnalato al presenza di Lino e di un secondo Pit bull. I due cani, però, erano rimasti in strada, finchè qualcuno, infastidito dalla loro presenza, aveva imbracciato il fucile da caccia.

Le preoccupazioni non erano, però, solo per Lino. Del secondo cane, una femmina di Pit bull, dal momento di quello sparo, non si era saputo più nulla. “Siamo venuti a capo pure di lei – riferisce a GeaPress, Ilenia Rimi, responsabile dell’associazione UADA – E’ stata presa da una famiglia e sta bene. Per Lino, invece, le cose non potevano che andare diversamente. Nei suo corpo, infatti, vi erano oltre cento pallini di piombo. Purtroppo molti non si sono potuti estrarre, ma ora il cane sta bene”.

Dopo le cure prestate dai volontari Palermitani, per Lino si è prospettato un viaggio fino a Pinerolo, in provincia di Torino. Il cane si trova adesso presso una struttura specializzata conosciuta grazie alla collaborazione con la LIDA locale. E’ li, in nord Italia, che si cerca adozione.

Purtroppo nel capoluogo siciliano, i Pit bull ed altri cani di particolare significatività, come i molossoidi, vengono con continuità salvati dalla strada. Non un fenomeno di randagismo, bensì di abbandoni continui di animali troppo impegnativi o che non sono serviti allo scopo. Facile pensare, in questi casi, ai combattimenti.

Capita così che alcuni finiscano al canile municipale, mentre altri vengono recuperati dai volontari che provvedono alle loro cure, vaccinazioni ed adozione. E’ stato questo il caso di Lino, accudito dall’associazione UADA e Code Felici; poi la collaborazione con la LIDA di Pinerolo.

Della sua esperienza palermitana Lino conserverà il ricordo di un luogo sicuramente non felice dove era stato detenuto con una pesante catena in collo. Poi quello sparo ed i numerosi pallini da caccia nel corpo.

La sua storia, però, ha avuto il lieto fine. Manca solo l’ultimo passo: l’adozione in famiglia.

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