padi II
GEAPRESS – Padi è già condannato. E’ stato deciso così:  dovrà  morire. Le speranze sono tutte puntate sulla legge che lo ha condannato e che, si spera, potrebbe essere dichiarata incostituzionale.

In attesa della siringa letale Padi, cagnetto incrocio di Labrador, potrà aspettare presso la propria casa, ovvero, come polemicamente hanno sottolineato gli animalisti, agli arresti domiciliari. Il provvedimento è stato deciso nel corso dell’ultima udienza svoltasi presso la Corte della Contea di Manatee lo scorso 4 novembre. La sentenza, però, è già stata emessa: condanna a morte.

Quale è la storia del povero Padi?

Si tratta di un cane maltrattato. Il Veterinario che decise di adottarlo mostra ancora le fotografie del collare orrendamente inglobato nel collo, così come lo aveva costretto chi lo aveva in precedenza posseduto. Dalle torture ad una vita felice, come quella passata con la famiglia del Veterinario.  Padi aveva una sorta di rifugio, sotto la scrivania del suo padrone. Proprio in quel posto, in un disgraziato pomeriggio dello scorso giugno, Padi si è ritrovato a giocare con un bambino di quattro anni. Queste dovevano essere le intenzioni del piccolo, ma Padi, forse spaventato, lo ha morso ad un orecchio. Una ferita grave, così come sentenziato, che ha già richiesto tre interventi chirurgici.

C’è chi ha parlato di cane traumatizzato per quanto nel passato trascorso e chi ha richiamato come non si debba mai disturbare un cane quando si ritira nel suo rifugio. I padroni di Padi, però, non entrano nel merito di quanto successo. Il problema è la legge che decide in questo caso per l’uccisione del povero animale.

Un estremo tentativo della difesa (ricordiamo che Padi è già condannato a morte) ha sollevato un principio di costituzionalità. Dipenderà tutto da quello. Nel caso si dovesse vincere, Padi sarà salvo. Intanto, grazie all’udienza svoltasi appena tre giorni addietro, il bel cagnetto nero è tornato in famiglia, ma agli “arresti domiciliari”.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati