cavallo Falcor
GEAPRESS – Ieri mattina si è ufficialmente conclusa la vicenda del sequestro di Colleferro, in provincia di Roma. Ne da comunicazione Italian Horse Protection che ricorda che si tratta del il più grande sequestro di equidi mai fatto in Italia e uno dei più grossi al mondo. IHP tiene a sottolienare il proprio impegno nella gestione sul campo degli animali (soccorsi, prime cure, identificazioni, ricerca di affidatari, trasferimenti, ecc…) oltre che a raccogliere le donazione ed a finanziare così buona parte degli interventi. Per la prima volta hanno lavorato insieme sul campo Associazioni (IHP, Rifugio degli Asinelli, ENPA, Legambiente), Forze dell’Ordine (NAS, Forestale, Polizia, Carabinieri) e Istituzioni (Ministero della Salute, Asl, Istituto Zooprofilattico).

Il sequestro ha coinvolto 222 equidi (di cui 22 sono morti prima o durante le operazioni) in un’area di centinaia di ettari tra i comuni di Colleferro, Segni, Valmontone, Gavignano e Paliano. I 42 asini, muli e bardotti sono stati quasi tutti trasferiti al Rifugio degli Asinelli (qualcuno affidato a privati), mentre IHP ha seguito le sorti di ben 158 cavalli e pony: alcuni affidati a privati e associazioni, altri provvisoriamente al Corpo Forestale dello Stato e altri trasferiti presso il nostro Centro di recupero.

Tra gli equidi sequestrati vi sono stati Costanza e Sandra, le due puledrine trovate morenti nel fango e portate d’urgenza in clinica. Solo una è purtroppo sopravvissuta. C’è stata poi Holly, trovato con tremende ferite e curato prima in clinica e poi al centro di recupero. Marchino, Panda, Obelix, Falcor, Luna, Ray e tutti gli altri. “Ogni vita salvata – dichiara IHP – ci ricorda l’inferno a cui abbiamo dovuto assistere. Abbiamo vissuto mesi intensi e drammatici: il sequestro è iniziato in pieno inverno, a gennaio 2013, costringendoci a lavorare in condizioni proibitive, senza mezzi adeguati e senza un posto decente dove portare gli animali feriti o denutriti: abbiamo dovuto riadattare due vecchie aziende agricole abbandonate in provincia di Frosinone, luoghi fatiscenti e senza corrente elettrica, per adibirle a infermeria e paddock di prima accoglienza. E’ stato un lavoro durissimo, portato avanti a centinaia di chilometri di distanza dalle nostre sedi. Sono stati innumerevoli i viaggi dalla Toscana e dal Piemonte per la gestione degli animali e per le tante riunioni con le Autorità. Gli ultimi cavalli (Falcor, Luna e Ray) sono stati sequestrati dopo oltre un anno dall’inizio delle operazioni. Abbiamo strappato alla morte – precisa ancora l’associazione – tantissimi animali…anche se qualcuno ce lo siamo visti morire tra le braccia. Successivamente al sequestro sono nati 34 puledri, mentre 18 cavalli sono deceduti dopo l’affidamento, quasi tutti a causa delle conseguenze delle prolungate sofferenze”.

L’iter giudiziario non è stato meno lungo e complicato.

Riesco a contenere a fatica la commozione – ha dichiarato Sonny Richichi, presidente di IHP – perché mi passano davanti tutte le scene a cui ho assistito in questi ultimi tre anni. E’ uno di quei momenti in cui provo orgoglio per essere parte di IHP e per quello che siamo riusciti a fare in questa vicenda: per aver denunciato quello che per molti anni cittadini e autorità locali guardavano impassibili; per aver ricevuto da Procure e Ministero l’incarico di gestire gli affidamenti, i ricoveri in clinica, i controlli sugli affidatari; per aver ricevuto da ENPA, Legambiente e Rifugio degli Asinelli la fiducia di coordinare la raccolta fondi; per aver sbattuto i pugni quando la burocrazia rischiava di rallentare o addirittura bloccare tutto; per aver gestito sul campo tutte le operazioni e in situazioni delicatissime – con cavalli, pony, muli e bardotti in gran parte autenticamente selvaggi e impauriti – senza che nessun animale e nessun umano si sia fatto male; per aver creato un precedente importante nel nostro Paese, di cui hanno parlato tutti i giornali e tutte le televisioni; per aver salvato la vita a centinaia di animali. Non sappiamo come siamo riusciti a fare tutto questo – ha concluso il presidente di IHP – da associazione giovane e con risorse limitate qual è IHP, ma lo abbiamo fatto”
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