camion cina
GEAPRESS – Alcuni dei cani trovati nei sei camion fermati dagli animalisti cinesi, si sono ricongiunti con i loro padroni.

Dopo che si è sparsa la notizia del fermo dei mezzi, avvenuto in località diverse ma entrambe lungo la strada che da Pechino conduce nella provincia di Hebei, centinaia di animalisti cinesi e proprietari dei cani, si sono diretti nei luoghi. Persone che in alcuni casi avevano smarrito o probabilmente subìto il furto del proprio animale (vedi articolo GeaPress ).

Il fermo del primo camion è avvenuto poche ore prima dell’arrivo degli altri cinque. Una situazione già caotica con gli animalisti che avevano letteralmente bloccato il mezzo (vedi articolo GeaPress ) e le autorità locali che inizialmente stentavano nel voler collaborare.

I cani del primo camion sono ormai fuori dall’incubo. Sistemati nei rifugi del comprensorio, tranne gli adottati e quelli che si sono potuti ricongiungere con i loro padroni. Purtroppo non è mancato il ritrovamento di animali morti, così come di quelli malati e maltrattati durante il viaggio. Viene riferito, a tal proposito, di arti spezzati, ferite aperte ed accecamenti.

Nel luogo dove, invece, sono stati fermati i cinque camion, la situazione è ancor di più in stato emergenziale. Sul posto sono state fatte arrivare numerose gabbie per il trasferimento dei poveri animali. In alcuni casi pure dei box prelevati dai rifugi o fatti pervenire da privati.

Seguirà ora la difficile fase delle cure ed auspicabile adozione.

Non è ancora chiara la posizione dei trasportatori. Di certo, in entrambi i luoghi, sono stati visti affluire numerosi poliziotti mentre, il ritrovamento di alcuni cani con il collare o addirittura riconosciuti dai padroni, farebbe presupporre la presenza di animali rubati. In Cina non è vietato mangiare carne di cane, ma gli animali devono possedere una sorta di tracciabilità e soprattutto avere passato un periodo di quarantena a seguito della profilassi contro la rabbia.

Obblighi che in questo caso potrebbero non essere stati rispettati.

Già nel corso dell’ultimo festival di Yulin (dove per tradizione, in coincidenza con il solstizio d’estate, si mangia carne di cane) si è avuta occasione di mettere in evidenza l’inconciliabilità tra le spese di quarantena ed il ricavo ottenuto dalla vendita della carne di cane (vedi articolo GEAPRESS ).

Forse, alla fine, le stesse misure sanitare contro la rabbia, determineranno una contrazione del triste fenomeno anche se, quello che sta avvenendo in questi giorni alle porte di Pechino, con centinaia di animalisti all’assalto dei camion, testimonia una sensibilità sempre più crescente.

Contrariamente a quello che si crede, in Cina, già da tempo, operano associazioni di protezione animali che, seguendo una sorta di predilezione esistente anche in Italia, sono particolarmente specializzate nella protezione dei cani. A queste si aggiungono alcune ONG, in genere di derivazione britannica, che prevedono nella loro mission proprio la protezione degli animali in Cina da attuarsi anche tramite la sensibilizzazione delle popolazioni locali.

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