manifesto yulin
GEAPRESS – “Eccellenza, mi faccio portavoce della preoccupazione e del rammarico di numerosissimi italiani per la sorte di migliaia di cani uccisi in occasione del festival di Yulin, dedicato proprio al consumo della loro carne“. Inizia così la lettera che la presidente nazionale di Enpa, Carla Rocchi, ha scritto all’ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese per esprimere il disappunto che questa manifestazione ha provocato non solo tra i nostri connazionali ma tra molti cittadini cinesi che vivono e lavorano in Italia.

Sappiamo, signor ambasciatore, quanto tale sentimento sia condiviso anche in Cina, dove sono sempre più numerose le persone sensibili e attente alla tutela degli animali, così come quelle che hanno scelto come loro compagno un cane o un gatto. Insieme a migliaia di cittadini italiani ed europei, vorremmo chiedere alle autorità che Lei rappresenta – prosegue Rocchi – di assecondare tale cambiamento dando un pieno riconoscimento alle nuove istanze che si stanno affermando nella società. A queste autorità, signor Ambasciatore, chiediamo di fermare una manifestazione che, tra l’altro, risulta ormai essere in rotta di collisione con la crescente sensibilità “animalista”dei cinesi. Su questi temi, l’associazione che io rappresento è disponibile ad ogni ipotesi di dialogo e di confronto per tutelare il benessere degli animali”.

Ma il festival di Yulin secondo Enpa pone anche un problema di carattere più generale: l’uccisione degli “altri” viventi, non importa a quale specie essi appartengano, condannati a morire per sostenere un sistema alimentare non soltanto crudele ma, come recentemente spiegato dall’Oms (e prima ancora da altri autorevoli ricercatori), nocivo per la salute umana. E infatti, sottolinea l’associazione, il consumo alimentare della carne rappresenta uno degli aspetti più parossistici di quel sistema che ogni anno esige in tributo la vita di miliardi di esseri viventi tra mucche, suini, polli, pecore e agnelli.
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