gatto ferito
GEAPRESS – Sfalci casalinghi, come le mietitrebbiatrici delle coltivazioni intensive. Per gli animali sono un vero e proprio incubo che, in alcuni casi, porta a una morte tremenda e dolorosa. Tra gli animali selvatici, i cuccioli di capriolo ed uccelli rapaci come le Albanelle, rappresentano le principali vittime dei sistemi di coltivazione intensiva, ma a rimanere sotto le lame possono essere anche tartarughe e ricci ospiti non conosciuti del terreno vicino casa. Anche per le specie domestiche, però, il pericolo non è da poco; cani e gatti sono, anche in questo caso, in cima alla lista.

Una lunga serie di (ex) quattro zampe testimoniano con le loro amputazioni gli effetti di un intervento poco attento.

In provincia di Caserta, a Piana di Monteverna, a rimetterci per poco la vita è stato un povero gatto randagio finito tra le lame affiliate di un decespugliatore. Il gattino, gravemente ferito, è riuscito con le poche forze rimaste a raggiungere l’abitazione della volontaria che lo accudiva. Prontamente soccorso, è stato trasportato presso una clinica veterinaria dove gli è stato amputato l’arto anteriore sinistro irrimediabilmente compromesso dalle lame del decespugliatore.

Un gatto randagio come tanti altri – riferisce Vicenzo Caporale, animalista dei luoghi, a GeaPress – Uno dei tanti che vivono sul territorio, per fortuna accuditi da qualche persona di buon cuore. Chissà quante auto e altri pericoli è riuscito ad evitare, ma ieri pomeriggio non è stato così fortunato con le lame affilate di un decespugliatore“.

Eppure basterebbe prestare un minimo di attenzione per evitare il peggio. Sia nei sistemi agricoli intensivi che per le lavorazioni nel giardino di casa, è possiible prevenire il disastro. Nei primi casi, censiti i nidi delle Albanelle, è possiible mantenere dei quadrati di verde attorno ai piccoli o le uova ancora non schiuse. Basta considerare che tra le principali cause di diminuizione di questi uccelli, vi sono proprio le tecniche colturali. Per le lavorazioni “casalinghe”, invece,  basterebbe battere preventivamente il terreno ove si lavora. Anche in questo caso nessuno può escludere l’arrivo improvviso di un animale, spaventato dai rumori della macchina, ma di certo un occhio più attento potrebbe aiutare a salvare molte vite, selvatiche e non, come nel caso del gatto randagio di Piana di Monteverna.

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