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GEAPRESS – Un sentimento brutto, come di tradimento. E’ quello che ti assale quando il Veterinario ti dice che non c’è più niente da fare. Ed allora? Si deve abbattere, così smette di soffrire.

Quella decisione, però, la devi prendere tu ed è un peso che può trasformarsi in rimorso che si trascina per sempre. Una ferita che viene lasciata alle cure del tempo. Solo lui potrà decidere. Forse brucerà meno, ma bisogna imparare ad ignorarla.

Storie che possono succedere, specie quando si svolge la propria opera di volontariato presso una struttura di ricovero di cani.

E’ la storia di Ennet e di un rifugio facile a dimenticarsi, perchè fuori dai soliti canali di comunicazione animalisti. E’ il caso del Rifugio gestito da Maria Rosaria Romano e dalla figlia Giusy a Mirabello Sannitico, in provincia di Campobasso.

Ennet, è arrivato così, quasi per caso, con i suoi dolori subito manifestati a Maria Rosaria e Giusy che si erano precipitate a recuperare il povero cagnolino al bivio di Ferrazzano. Ennet, un cane di 40 chilogrammi, tipo setter, era lì con i suoi dolori.

Un cane senza storia e la vita arrivata agli sgoccioli. Mai nessuno gli aveva voluto bene, mai nessuno lo aveva amato e curato. Le condizioni esterne sembravano non fare presagire niente di così crudele, lamenti a parte. Si alzava da solo, camminava autonomamente anche se un po’ affaticato. Esclusi traumi visibili e fratture, le mucose, poi, erano rosee. Niente emorragie interne, dunque. Cosa aveva e soprattutto quale terapia doveva essere impartita?

Ennet trascorre con i volontari 5 giorni tenerissimi. Poi le urla riprendono, niente passeggiata, niente cibo. Il referto veterianrio preannuncia la catastrofe: globuli bianchi altissimi ed una brutta pancreatite. La causa è una grossa massa tumorale.

Si lascia l’ambulatorio veterinario con la morte nel cuore. La decisione, ora, spetta alle volontarie. Cosa succede nell’istinto di un animale? La voglia di sopravvivere, nonostante tutto, o il desiderio (più umano che animale) di voler morire per non soffrire più…

La mattina arriva una telefonata. E’ il Veterinario, Ennet è andato via da solo. Senza forzature. Non ha avuto il tempo di condividere quel che rimaneva della sua vita con gli altri vecchietti del Rifugio di Mirabello Sannitico. Tutti cani anziani e bisognosi di cure particolari. Tutti cani come Ennet, senza padrone e senza amore prima di venire accolti da Maria Rosaria e Giusy. Per Ennet la vita ha regalato solo cinque giorni diversi. I volontari hanno dato il massimo ed Ennet, senza volerlo, ha evitato lo strazio di una scelta.

Ennet è andato via alle 8.45. L’appuntamento era fissato per le 9.45.

Il Rifugio di Mirabello Sannitico, gestito da Maria Rosaria Romano e dalla figlia Giusy, è un rifugio “estremo”, che stenta a far sentire la sua voce. Ospita solo cani anziani. Gli ultimi tra gli ultimi. Per saperne di più, direttamente dalla voce di Maria Rosaria Romano e dare un aiuto alle volontarie ed ai cani ospitati VISITA LA PAGINA DEDICATA.

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