mucca pascolo
GEAPRESS – Raccolte di firme, addirittura quasi “sentenze” che incolperebbero il Prefetto di Reggio Calabria di maltrattamento di animali. Tutti protestano ma nessuno, però, ricorre (così come previsto dalla legge) per tentare di fermare l’Ordinanza.

Contrariamente a quanto finora detto, l’Ordinanza del Prefetto di Reggio Calabria emanata lo scorso otto maggio, non ha disposto l’abbattimento dei soli bovini, bensì  di tutti i possibili animali vaganti (vedi Ordinanza). Un provvedimento del Prefetto, però, altro non è che una disposizione amministrativa che, come tutte le altre, può essere impugnata. Lo ricorda la stessa Ordinanza “: ricorso amministrativo, entro sessanta giorni dalla pubblicazione sul sito della Prefettura, innanzi al Ministro dell’Interno o al TAR regionale, sezione distaccata di Reggio Calabria”.

Nessuno, però, sembra avere intrapreso questa strada che potrebbe impedire l’abbattimento degli animali vaganti (… non solo bovini, dunque).

L’Ordinanza, infatti, dispone “l’abbattimento degli animali vaganti, e in particolare dei bovini, …“. I bovini, poi, potranno essere impiegati per il consumo umano oppure, come per tutti gli altri vaganti, interrati con il supporto dei Comuni.  Il fatto che ad essere uccisi potrebbero essere tutti i vaganti è altresì richiamato anche nelle premesse del provvedimento prefettizio, oltre che nelle precedenti Ordinanze che si sono susseguite negli anni.

Ad ogni modo, condizione essenziale per procedere all’abbattimento è la pericolosità degli animali, ossia, come recita l’Ordinanza, “..nel caso i cui dovessero creare situazioni di pericolo concreto per l’incolumità delle popolazioni e per la sicurezza della circolazione, sia stradale che ferroviaria“. Del resto, ben al di fuori della Calabria, fanno (più o meno) la stessa fine i cavalli del cosiddetto “randagismo equino”. Animali che in più parti d’Italia vengono catturati e destinati in stallo presso le stalle comunali per essere poi messi all’asta. E poi?

Dunque, mentre in molti gridano, il destino dei vaganti della provincia di Reggio Calabria, potrebbe essere segnato. Questo qualora venisse data esecuzione al provvedimento per la quale è stato incaricato il Corpo Forestale dello Stato in collaborazione con le altre Forze di Polizia statali e locali.

Chi conosce la particolare orografia dell’Aspromonte sa, infatti, quanto sia difficile  un intervento di abbattimento come, ancor di più, di cattura delle numerose centinaia di bovini vaganti. Nel corso di un’audizione che aveva preceduto una vecchia antecedente Ordinanza, venne ricordata la quasi impossibilità di potere raggiungere gli animali e provvedere alla loro cattura. Strade montane impraticabili con i mezzi pesati o addirittura assenti. C’è poi il rischio di possibili  veloci “salti” di versante  che gli animali braccati potrebbero effettuare senza grandi difficoltà. Nel caso, poche decine di metri  per gli animali e diversi chilometri per gli operatori che devono raggiungere il nuovo versante e riorganizzare il tutto.

Ciò non toglie che la presenza dei bovini vaganti, rappresenta una storica sentinella dell’incapacità dello Stato nel governare ampie fette del proprio territorio.  Un provvedimento inutile, quello dell’abbattimento, per risolvere il problema.

I pochi aducaci protezionisti delle impervie vallate aspromontane, storico rifugio di latitanti e delle cosiddette “vacche sacre”, ritengono che l’Ordinanza servirà solo a fronteggiare una situazione di emergenza, così come in sostanza detta lo stesso provvedimento. Le migliaia di “vacche sacre” annidate nell’Aspromonte, ben difficilmente potranno tornare nelle stalle oppure, come si spera, mai finire sottoterra.

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