GEAPRESS – I fatti sono accaduti nella bassa bresciana. Quattro leprotti, probabili orfani dei cacciatori, hanno rischiato di morire di fame. Questo sarebbe sicuramente successo senza l’intervento di due signore che avevano già notato la presenza della famigliola nei pressi di un giardino. Tutto stava filando liscio ma poi, con l’apertura della caccia, la mamma lepre non ha fatto più ritorno. I quattro piccoli, così, hanno iniziato a deperirsi.

Ivonne e Francesca, questi i nomi delle due signore, iniziano subito una lunga trafila di telefonate. Infine, riescono a trovare la pronta disponibilità del Comandante Isidoro Furlan, Vice Questore Aggiunto del Corpo Forestale dello Stato e del Centro di Recupero “Il Pettirosso”, di Modena. La consegna dei leprotti al Comandante Furlan e a Piero Milani, responsabile de “Il Pettirosso”, avviene a Valeggio sul Mincio, in provincia di Verona.

Secondo il Vice Questore Furlan quei quattro cuccioli non avevano oltre cinque giorni di vita. Un parto sicuramente inusuale, quello di fine settembre. Per il dott. Furlan è un sicuro effetto della siccità che ha modificato i bioritmi posticipando la stagione riproduttiva.

Il cacciatore, però, ha agito nel rispetto della legge. Poteva uccidere la lepre. Forse, però, quello che doveva essere fatto, come chiesto più volte dalle Associazioni protezioniste, era di ritardare, proprio a causa della siccità, l’apertura della stagione venatoria. Se le nascite tardive, poi, avvengono in Emilia Romagna, figuriamoci a latitudini più meridionali. Le Regioni italiane, però, sono state sorde agli appelli e i loro calendari venatori, da più parti impugnati a seguito dei ricorsi al TAR, non hanno tenuto conto né della siccità né dei disastrosi incendi che, fino ad oggi, hanno interessato il nostro territorio nazionale.

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