raggi cappio
GEAPRESS – Appena dieci centimetri di diametro per congiungere la parte anteriore del randagio di Bosa con il resto del corpo. Un cerchietto che per fortuna si era stretto appena davanti la vescica, lasciando spazio alle minime funzioni vitali. Un lungo periodo in quello stato nel corso del quale il cappio metallico del bracconiere era penetrato molto in profondità. La ferita, addirittura, si era cicatrizzata lasciando vedere solo il nodino del cappio. Tutto il resto era dentro, molto in profondità.

Secondo la dott.ssa Monica Pais della Clinica Veterinaria Duemari di Oristano, il randagio era stato segnalato da almeno due mesi, ma poterlo recuperare era stato veramente difficile. “In venticinque anni di attività – riferisce la dott.ssa Pais a GeaPress – ci sono capitati molti casi estremi, ma questo era difficile già solo poterlo ipotizzare. Mi ricordo un cane falciato da una mietitrebbiatrice. Arrivò da noi dopo un mese ed era una sorta di scheletro marcio. Pensare ad un cane con dieci centimetri di circonferenza che lo stringevano non era proprio possibile. Eppure è qui e speriamo di farcela. Stanotte ha avuto un problema di riperfusione, ma ora è tutto superato. Mangia e siamo ottimisti. Ancora ventiquattro ore e scoglieremo la prognosi“.

Ma cosa era successo al povero randagio?

Semplicemente era rimasto bloccato in un laccio-cappio metallico piazzato da un bracconiere lungo un camminamento della fauna selvatica. La vicinanza al centro abitato di Bosa potrebbe indurre a pensare ad un altro uso come la difesa (ovviamente illegale) di un orto o di un allevamento. Il randagio, percorrendo quel sentiero, era passato attraverso il cappio e il nodo scorsoio, sin dal primo movimento, aveva iniziato a stringere. Poi, un colpo di fortuna oppure l’intervento di una persona che ha rotto il filo metallico lasciando però il cappio attorno al corpo. Una ferita tremenda e molto stretta che si è via via cicatrizzata, inglobando al suo interno il cappio metallico.

Qualcuno, in paese, ha notato fuoriuscire l’estremità del laccio ed ha dato l’allarme. I soccorsi sono stati subito attivati grazie alla diffusa sensibilità, ma si sono presentati molto complicati. Il cane, infatti, cercava di fuggire in tutte le maniere. L’intervento del servizio di prelievo attivato dall’ASL è riuscito, infine, ad accalappiarlo ed il cane è stato consegnato alla Clinica Duemari, convenzionata per queste emergenze. I cani dovrebbero rimanere solo per la prima visita, ma come spesso accade vengono accuditi dalla Clinica a titolo gratuito fino ad adozione. Negli anni ne sono stati salvati circa 800 e ben 16 sono attualmente ospitati presso la struttura. Tra questi anche il randagio di Bosa per il quale in molti si augurono una rapida guarigione.

Nonostante la gravità dell’accaduto – spiega la dott.ssa Pais – ha avuto fortuna. La sopravvivenza di un cane di circa diciotto chilogrammi stretto a dieci centimetri di circonferenza è quasi un miracolo. Il peggio, però, sembra ormai superato”.

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