GEAPRESS – Per Rocco, non c’erano grandi speranze. Era stato trovato ai bordi di una strada, nel bolognese, lo scorso 27 maggio. Lui, Rocco, la Faina, non era stato investito da una macchina, come il luogo del ritrovamento avrebbe fatto pensare. Era stato, invece, … morso! Non si capisce da chi, ma la tipologia della ferita lasciava spazio a pochi dubbi.

Subito sul posto gli esperti del Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica di Monte Adone, sito nelle colline di Sasso Marconi (BO). Rocco, la Faina, è in stato subcomatoso. La profonda ferita alla tempia fa putroppo pensare ad una importante frattura cranica. Dopo i primi soccorsi nel Centro, il povero Rocco viene trasferito in una clinica veterinaria specializzata. Probabilmente, per capire cosa era successo, non ci sarà bisogno solo di una semplice lastra.

Rocco così, viene preparato per il viaggio. Accompagnato dagli esperti faunistici di Sasso Marconi, arriva a Tavazzano con Villavesco (LO) presso l’ Ospedale Veterinario San Michele dove opera l’equipe del dott. Zeira (nella foto assieme a Rocco). Li abbiamo già conosciuti, a proposito del saltaggio di Nu, la nutria investita (vedi articolo GeaPress).

Rocco, dopo i raggi che confermano la frattura, ha bisogno di approfondimenti diagnositici. Bisogna fargli, infatti, la risonanza magnetica. Con la flebo in vena ed adagiato su un lenzuolino, finisce così sotto l’enorme macchina che inizia a scandagliare la testa. A vederlo nelle fotografia, sembra quasi un delicato pelouche. Le zampine spalancate, posato di pancia e gli occhietti chiusi. Poi il responso ed il dott. Zeira deve, purtroppo, comunicare che la ferita è molto estesa, praticamente fino all’encefalo.

Prescritte le terapie, gli esperti del Centro di Monte Adone, ritornano alla base. Nessuno si perde d’animo e dopo 48 ore di amorevoli cure, avviene il miracolo. I miglioramenti sono a dir poco inaspettati. Inizia a dare segni di concreta ripresa, anche se all’inizio deve continuare ad essere alimentato con le flebo. Nei giorni successivi si passa dalle flebo alle siringhe, ma senza ago…, piene di omogeneizzato che Rocco, con crescente voracità, mangia con piacere.

Quando riappare il caratterino tipico delle faine, i volontari tutti del Centro Tutela Fauna di Monte Adone tirano un grande sospiro di sollievo. Rocco può farcela. Guarda, annusa e tenta di mordere, … è tornato Faina. Ora, per lui, c’è la degenza in un luogo speciale. Una volta liberato in natura la sua selvaticità sarà speranza di successo. La data non è stata ancora fissata ma Rocco riavrà i piccoli rumori, gli odori e gli altri segnali per noi incomprensibili che rendono vive le ore notture, ovvero quelle in cui Rocco si sveglia e va in gioro nei suoi boschi. Poi ci sono anche i morsi, imprevisti della sua vita selvatica. Chissà chi era stato. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

VEDI FOTOGALLERY: