GEAPRESS – Sono passati quattro mesi dal recupero del lupo Navarre (vedi articolo GeaPress) salvato dalle gelide acqua del fiume. Per non farlo morire gli venne praticata pure la respirazione bocca a bocca. Ora, Navarre, si trova in un nuovo recinto, tutto per lui. Ben 1.200 mq. Un passo importante verso la definitiva liberazione.

Un vero e proprio pezzo di natura, messo a disposizione, tra mille sacrifici, dal Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica di Monte Adone, nei pressi di Sasso Marconi (BO). Navarre ha ora un bosco, una zona a prato ed un rifugio appositamente ricavato tra le rocce. Per bere una vera sorgente. 1200 mq di natura che lo abitueranno in maniera graduale al tanto atteso rilascio. Un’area che un domani potrà essere utilizzata per altri animali bisognosi.

Il tutto grazie al sacrificio degli operatori ed al costante pensiero avuto dai tanti cittadini che non hanno mai abbandonato Navarre. Informandosi su di lui, chiedendo di cosa avesse di bisogno. Mille difficoltà, tra le quali le condizioni avverse incorse negli ultimi mesi. I lavori sono stati portati a compimento in tempo per la nuova fase di riabilitazione di Navarre. Ambiente, comunque, che rimane iperprotetto e monitorato sempre grazie alle telecamere. Grazie a queste ultime è stato possibile verificare la ripresa di Navarre.

Ora è molto reattivo e curioso, segno che le cose vanno per il verso giusto. Navarre studia il suo ambiente ed appena sente un rumore si rifugia subito nei nascondigli che ha precedentemente individuato. Diventa invisibile ad un potenziale pericolo, così come deve fare una volta tornato in natura. Osservazioni comportamentali ma anche riabilitazione motoria. Navarre dovrà possedere un perfetto tono muscolare. Dovrà correre, all’occorrenza fuggire, dovrà essere in grado di cacciare diventando a tutti gli effetti un tassello importante del delicato equilibrio naturale. Dovrà essere un lupo, vero.

Per ora rimane un sorvegliato speciale, ma con discrezione. Guai ad abituarsi alla vista dell’uomo che di fatto, ormai non vede più. E’ l’uomo, invece, che continua a vederlo tramite le telecamere. L’obiettivo finale è la sua liberazione.

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