lupa lilith
GEAPRESS – E’ ormai passato più di un mese da quando Lilith, la lupa ridotta in gravi condizioni che aveva chiesto aiuto ad un pastore (vedi articolo GeaPress), è tornata libera nei boschi dell’appennino bolognese. L’animale era stato radiocollarato grazie alla collaborazione messa in atto tra il Centro Recupero Monte Adone, che  aveva provveduto al recupero e riabilitazione della lupa, la Provincia di Bologna e d il Wolf Apennine Center del Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano. Lilith, è ora monitorata nei suoi spostamenti proprio grazie al radiocollare satellitare GPS – GSM, dotato di meccanismo drop off (sganciamento automatico dopo circa un anno e mezzo), fornito a titolo gratuito dal Wolf Apennine Center.

Secondo gli esperti i dati ora affluiti sono interpretabili in maniera  positiva. In una prima fase la lupa ha compiuto spostamenti piuttosto limitati, occupando un’area di pochi chilometri quadrati nei pressi del luogo del rilascio. Nelle ultime settimane, ha invece iniziato a compiere movimenti a lungo raggio. Dai 5 ai 14 km circa lungo percorsi che sembrano individuare una direttrice ricorrente.

A distanza di un mese, si può dire che Lilith sta dimostrando di essere in grado di sopravvivere sebbene non è stato ancora possibile accertare il ritorno in un branco. Altri lupi risiedono comunque nel territorio da lei occupato, un elemento che può essere favorevole al suo reinserimento oppure ad un suo graduale allontanamento in cerca di un territorio libero.

Nuove informazioni saranno comunque rese possibili grazie al prezioso apporto del Corpo di Polizia Provinciale di Bologna il quale, congiuntamente gli operatori del Centro di Monte Adone, sta portando avanti importanti operazioni di monitoraggio sul territorio  quali fototrappolaggio, telemetria da terra, sopralluoghi, avvistamenti e la tracciatura su neve.

Quello ottenuto con la lupa Lilith, riferiscono dal Centro di Monte Adone, è stato un risultato molto importante anche in considerazione delle scarse informazioni che si hanno sul destino degli animali recuperati e rilasciati in natura, soprattutto dopo una riabilitazione così lunga e complessa. “Ci auspichiamo – hanno concluso gli esperti del Centro – che il monitoraggio di questo esemplare possa fornire utili indicazioni anche per una migliore conoscenza della biologia di questo splendido ed elusivo predatore“.

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