cervo neve
GEAPRESS – Oltre due metri di neve. Nevicate possenti già a partire dai  1200 metri di altezza. Una spessa ma incoerente coltre nevosa quella che nei giorni scorsi si è accumulata nel bellunese. Neve che non  è ghiacciata, trasformando i bei paesaggi alpini in un incubo per gli animali e non solo. Impossibile, per il soffice manto, sorreggere il peso di cervi, mufloni ed altri animali. In tal maniera riuscire a raggiunge gli aghi delle conifere, diventa molto difficile. Letteramente inghiottiti dalla neve.

Per il Corpo Forestale dello Stato, Comando provinciale di Belluno, è stata proprio l’irraggiungibilità del cibo a causare le numerose apparizioni di ungulati  in prossimità delle stalle  ma anche dei centri abitati.

Affamati, venivano attirati dal profumo dei foraggi. Cervi che sono entrati in stalle, mufloni vicino le abitazioni per non parlare di chi è stato visto sbirciare dalla finestra di un bar sommerso dalla neve. Animali stremati dalla fame che per questo motivo avevano superato ogni paura dell’uomo. Disposti a tutto pur di avere una razione di foraggio. In alcuni casi le strade   appena spalate sono diventate utili corridoi per raggiungere i tanto sospirati fienili.

Numerosi gli interventi portati in loro soccorso dal Corpo Forestale dello Stato. Animali ricoverati nelle stalle ma solo per pochi giorni. Sono animali sani, che devono solo mangiare. Il tempo di riprendere le forze e tornare liberi. Tre giovani cervi sono stati liberati a Longarone, mentre a Rivamonte Agordino, un grosso cervo completamente immerso dalla neve, è stato legato  per le corna e trainato fuori. A Frassanè Agordino si sono visti tra le case, mentre a Santa Maria delle Grazie i protagonisti sono stati i mufloni. Tutti avevano una sola richiesta: potere mangiare.

Non sono mancati i casi di partecipazione diretta dei cittadini. C’è chi ha offerto del pane, mentre in alcune stalle sono stati gli stessi proprietari a fornire il fieno per i poveri animali.

Danni ingenti e seri rischi non solo per le persone e la fauna selvatica. Numerosi, infatti, gli alberi con le cime spezzate per il peso della neve.  Danni forestali, dunque, che sarà possibile quantificare solo nella prossima primavera.

C’è solo da sperare che non si prospettino nuove nevicate. La Forestale ha più volte messo in allarme per il rischio valanghe. Le temperature non basse, rendono la coltre nevosa poco coesa, facile a staccarsi dai fianchi vallivi.   I prossimi giorni saranno caratterizzati dall’entrata di umide perturbazioni atlantiche, sebbene non sono esclusi apporti più freddi. Una dura prova, per chi dovrà continuare a vivere tra vere e proprie muraglie di neve.

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