GEAPRESS – Contrariamente a quanto riferito nei giorni scorsi in merito al soccorso di animali feriti in strada, alla luce del nuovo Decreto del Ministero delle Infrastrutture (SCARICA DECRETO), la realtà dei fatti poco o nulla cambia. Anzi a pesare di più è un aggravio per chi gestisce le numerose (presunte) autoambulanze veterinarie.

In pratica, ancora oggi, il loro uso potrebbe non essere perfettamente regolare. Questo proprio alla luce  del recente Decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che nello scorse ore ha riempito le pagine dei giornali. Il provvedimento, infatti, delega il Ministero della Salute la formulazione di importanti Linee Guida. Tra i parametri, ancora tutti da stabilire, ci sono ad esempio le attrezzature  specifiche delle stesse autoambulanze oltre che (particolare non da poco) i requisiti del personale adibito al soccorso, le disposizioni di protezione individuale oltre che lo stesso equipaggiamento in dotazione.

Il gioioso inno alle forse un po’ troppo basse sanzioni amministrative (per alcuni diventate addirittura reati) in danno di chi non soccorre animali (ma solo alcune tipologie), sembra poi suonare come una campana tornata indietro nel tempo. Tutto, in realtà, era già in vigore dal 2010, quando cioè venne modificato il Codice della Strada. Sanzioni che iniziarono ad essere contestate nel giro di poco tempo.

L’incongruenza temporale, però, non è la prima che colpisce la questione del soccorso degli animali incidentati. Di fatto, fino al recente Decreto del Ministero delle Infrastrutture, le presunte autoambulanze da anni esistenti erano prive delle modalità di immatricolazione. Mezzi, si spera, omologati al trasporto degli animali, ma nulla più, almeno dal punto di vista autorizzatorio.

Già nell’agosto 2010, ovvero pochissimo dopo la riforma del Codice della Strada,  arrivò una circolare della Polizia di Stato, secondo la quale la parte della nuova norma che considerava le autoambulanze e gli altri mezzi autorizzati al soccorso, era inapplicabile. Occorreva un Decreto, ovvero quello pubblicato in gazzetta lo scorso ottobre (ma ancora in attesa delle Linee Guida del Ministero della Salute). Passò poco tempo ed i Veterinari dell’ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani), scrissero all’allora Ministro Matteoli. Subito il Decreto ma coinvolgendo i Medici Veterinari. Chi, infatti, è in grado di stabilire lo “stato di necessita” che darebbe al particolare soccorso le prerogative di derogare alle norme del Codice della Strada? In questi giorni, invece, è stato pure scritto che i privati in possesso di un loro mezzo, se in atto di soccorrere un animale, possono di fatto infrangere il Codice della Strada. Ed invece le cose non stanno così.

Chi, con un proprio mezzo che non sia tra quelli specificatamente autorizzati, soccorre un animale, può in effetti “infrangere” il Codice della Strada, ma limitatamente all’uso del clacson. Abituati a strombazzare e litigare un po’ ovunque, molti automobilisti ignorano come in realtà il Codice della Strada limiti l’uso del clacson a pochi particolarissimi casi. Chi soccorre un animale, ora, potrà utilizzarlo come se si trattase di un soccorso umano. Ma attenzione. Il Ministero delle Infrastrutture, ha stabilito in quali casi si può espletare un soccorso. Ovvero lo “stato di necessità”:
a) trauma grave o malattia con compromissione di una o piu’ funzioni vitali o
che provoca l’impossibilita’ di spostarsi autonomamente senza sofferenza o di
deambulare senza aiuto;
b) presenza di ferite aperte, emorragie, prolasso;
c) alterazione dello stato di coscienza e convulsioni;
d) alterazioni gravi del ritmo cardiaco o respiratorio.

Clacson a parte per tutte le presunte autoambulanze veterinarie in giro per il paese, il Ministero  ha invece autorizzato il lampeggiante (segnalazione visiva) e la sirena (dispositivo acustico supplementare).

In realtà il recente provvedimento, tanto riproposto con toni euforici ma in salsa natalizia, si rivela un fastidioso rompicapo per chi già possiede una presunta autoambulanza. Questo sia per le Linee Guida che devono ancora essere redatta ma anche per le numerose prescrizioni previste nell’Allegato 1, ovvero le caratteristiche tecniche di tali mezzi.  Comparto sanitario separato con parete inamovibile dal vano cabina, oltre che coibentato ed insonorizzato. Deve inoltre essere rivestito da materiale ignifugo, autoestinguente, non intaccabile se sottoposto a disinfezione, pavimento antiscivolo, posti minimi a sedere, estintori, tara ed altro ancora. Poi il colore.  Rigorosamente bianco salvo “una fascio di pellicola retroriflettente vinilica autoadesiva di colore arancione”, applicata nelle fiancate e nella parte posteriore. In giro, ci sono pure autoambulanze gialle e segni blu.

Quello che colpisce di questa vicenda, non è tanto la presenza (già da molto prima del 2010) delle numerose “autoambulanze” frutto, spesso, dell’abnegazione dei tanti volontari che si prodigano per gli animali. E’ incredibile la disattenzione del legislatore e, tutto sommato, delle stesse associazioni che hanno proposto il mezzo. Di fatto si è arrivati a tale regolamentazione (ancora peraltro da completare) in maniera indiretta, ovvero grazie alla modifica del Codice della Strada voluta nel 2010 dell’On.le Grabriella Giammanco (PdL). Soccorso obbligatorio per gli animali incidentati e poi lampeggiante e sirena per le autombulanze veterinarie. Solo che queste ultime non erano mai state regolamentate, addirittura già nelle fasi di immatricolazione. Anzi, oggi rischiano di finire pure dal verniciatore per imporsi un restyling dai toni più sobri e meno chiassosi (almeno per i colori).

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