cane mafalda
GEAPRESS – Mafalda non è sopravvissuta. Il cane gravemente ferito che era stato prelevato dai volontari dell’OIPA di Agrigento, è morto nonostante le cure prestate (vedi articolo GeaPress).

Come si ricorderà Mafalda era l’ultimo dei cani accolti da una persona che vive da sola,  in un grave stato di indigenza.

Scenario della storia che riesce nonostante tutto a riservare un piccolo aspetto positivo, è  un grosso centro della provincia.

Un persona che nutre tanto amore per i cani e tanta motivata diffidenza nei confronti dell’uomo. Per gli stessi volontari non era stato facile instaurare con lui il giusto contatto. Infine si erano capiti e di buon grado aveva ceduto la povera Mafalda. Le ferite che ricoprivano il corpo della cagnetta, erano state causate da un incidente d’auto. In totale solitudine, con il mondo che l’aveva abbandonato, quell’uomo aveva cercato di curare Mafalda cospargendo le ferite di acqua e sale.

Altrettanto difficile è stato ora comunicare la morte del cane. I volontari dell’OIPA all’inizio erano indecisi se quella persona avesse realmente capito. Era solo apparenza, una riottosità forse maturata in anni di diffidenza. Poi, pian piano, ha spiegato come aveva curato la povera Mafalda chiedendo, altresì, come comportarsi nel caso di avvelenamento dei cani. Tempo addietro, un cucciolo trovato in strada ed amorevolmente accudito, era stato avvelenato. Non sapeva cosa fare ed il povero cagnolino gli è morto tra le braccia.

Anche a noi è capitato di dover far fronte a casi di avvelenamenti – ha riferito Laura Samaritano, responsabile OIPA di Agrigento – Abbiamo i cellulari, avvisiamo il veterinario che stiamo arrivando, sappiamo come muoverci, ma lui, da solo, chissà cosa deve aver patito“.

Forse per questo, appena saputo di Mafalda, si è richiuso di nuovo in se stesso. Ha guardato il mangiare che i volontari avevano portato, per lui e per i suoi cani; ha iniziato a tremare ed è tornato nel piccolo locale ove abita.

Ci siamo lasciati con la promessa di  tornare ad incontrarci  – ha aggiunto la responsabile dell’OIPA – Di certo non lo lasceremo solo. In  questa storia, l’unica cosa di cui posso essere felice, è che ha creduto in noi“.

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