orso 3
GEAPRESS – Non è stato solo un incidente. Lo afferma il parco nazionale della Majella dopo un giorno di intense discussioni mediatiche e non sul destino dell’Orso.

Si tratta del plantigrado che nella prima mattina del 18 ottobre era stato trovato in fin di vita sulla Statale 17, a Roccaraso (vedi articolo GeaPress).

Il veterinario del Parco della Majella, infatti, al termine di un lungo accertamento necroscopico condotto presso l’Istituto Zooprofilattico di Teramo, ha riportato nella tarda serata di ieri alla direzione del Parco le deduzioni incluse nella cartella clinica dell’animale e confermate dal rapporto di prova parziale dell’IZS.

L’orso di Roccaraso è morto per il violento impatto con un autoveicolo (probabilmente un mezzo pesante) che ha determinato fratture vertebrali multiple ed intense emorragie interne. Ma l’animale portava con sé i segni irreversibili della persecuzione dell’uomo. Era stato ferito ad una zampa, mesi fa, da un colpo d’arma da fuoco, e questo gli aveva provocato una grave e persistente zoppia.

Il referto medico veterinario riassume  quanto è stato dedotto dalla cattura dell’animale, al percorso diagnostico, alle cure prestate, fino al decesso e alla necroscopia di ieri. E chiarisce, afferma sempre il Parco della Majella, alcuni aspetti ieri discussi in maniera approssimativa ed enfatica sui social.

Il veterinario del Parco è infatti intervenuto in un’area a poche centinaia di metri al di fuori del confine del Parco, in virtù di accordi di recente stipulati tra Regione Abruzzo e Enti Parco nell’ambito del protocollo PATOM, per la tutela dell’Orso bruno marsicano. I tecnici dei Parchi sono coinvolti in attività di monitoraggio della specie, interventi di cattura, dissuasione di orsi problematici, anche al di fuori dei confini dei Parchi stessi, o almeno nelle immediate vicinanze degli stessi, stante la consueta frequentazione degli animali selvatici, e soprattutto degli orsi, in territori vasti facenti capo ad unità amministrative differenti. Stante questa prassi operativa, dalla chiamata, avvenuta poco prima delle 4 del mattino, l’animale è stato raggiunto, valutato e sottoposto a sedazione a poco più di un’ora di distanza, il tempo strettamente necessario per l’organizzazione di un’operazione complessa come quella che si andava profilando. Fortunatamente l’orso è stato poi condotto, mediante mezzo idoneo al trasporto di animali feriti (ce ne sono pochissimi in Italia, il Parco della Majella è stato tra i primi a dotarsene) nella vicinissima area faunistica dell’orso di Palena unico luogo nelle vicinanze nel quale si poteva disporre di un ambulatorio e di un box di stabulazione ottimale per il ricovero dell’animale e la sicurezza degli operatori.

Una volta sedato l’animale e trasportato nell’area faunistica si è provveduto ad effettuare un’accurata analisi clinica, confermando la diagnosi di politrauma, con fratture multiple, shock traumatico. Si è effettuata terapia d’urgenza con finalità di prevenzione dello shock e analgesia, emettendo prognosi riservata in considerazione delle lesioni riportate (una frattura multipla vertebrale ed una frattura all’avambraccio sinistro) e di quelle presunte, interne, non visibili ad una prima analisi clinica ma prevedibili visto il contesto di ritrovamento.

Contemporaneamente, già nelle prime ore del mattino, si è provveduto ad effettuare, nelle strutture del Parco, esami emocromocitometrici ed ematobiochimici atti a definire una più accurata ed indirizzata terapia. I risultati, immediatamente disponibili avevano dato indicazione di anemia emorragica, danno epatico e renale in corso. Lo staff veterinario aveva dunque compreso che le condizioni dell’animale erano, come prevedibile, assai gravi e, purtroppo, sotto continuo monitoraggio clinico, l’animale alle ore 12 è deceduto.

Ma gli aspetti di notevole importanza, per la comprensione del caso, sono venuti appena dopo. Onde avere un quadro clinico di maggiore chiarezza, pur dopo il decesso dell’animale, si è provveduto ad effettuare radiografie almeno nei settori per i quali si erano clinicamente individuati siti di frattura ossea. E’ stata quindi confermata la presenza di fratture multiple alle vertebre lombari con dislocazione completa del canale midollare e di una frattura della diafisi dell’omero sinistro. A tal riguardo, però, si è potuto già evidenziare che la frattura, evidenziandosi un callo osseo già in via di rimineralizzazione, non doveva attribuirsi all’evento traumatico appena accaduto, ma ad un evento passato. Ed anzi, la radiografia faceva rilevare la presenza, in corrispondenza del focolaio di frattura, di un corpo radiopaco, insieme a numerosissimi detriti radiopachi diffusi nell’area interessata dal focolaio di frattura e dal callo osseo, nonché nei tessuti prossimi dell’avambraccio, che poteva con elevata probabilità attribuirsi ad un frammento di proiettile e relative schegge in grado di provocare la frattura di che trattasi.

In considerazione di tale rilievo, ieri si è affrettata la pianificazione dell’esame necroscopico, effettuato presso l’Istituto Zooprofilattico di Teramo. L’esito della necroscopia condotta sulla carcassa ha evidenziato che la causa di morte dell’animale è attribuibile a politrauma, frattura multipla vertebrale, trauma spinale, emorragia acuta conseguente ad incidente stradale. Si è però rilevato che l’animale era affetto da frattura scomposta, causata da proiettile da arma da fuoco, che sarà sottoposto ad ulteriori accertamenti specialistici per essere ulteriormente caratterizzato. Il focolaio è da attribuire ad un evento verificatosi presumibilmente non prima di due mesi or sono. Dunque l’orso è stato attinto da un proiettile all’arto anteriore sinistro, nel verosimile intento di colpire l’area cardiaca sulla quale l’arto si proietta regolarmente nella postura normale dell’orso.

Queste informazioni, che purtroppo non sono state utili a salvare la vita a questo singolo orso, sono tuttavia importanti per comprendere le direzioni da intraprendere per la salvaguardia, con azioni concrete e coordinate, della specie in Abruzzo.

Solo grazie alla professionalità dei tecnici del Parco – ha dichiarato il Direttore del Parco, Oremo Di Nino – ad un’idonea dotazione strumentale, e a una disponibilità all’intervento che non conosce limiti, siamo riusciti a comprendere la “reale causa di morte dell’animale“. Le prove diagnostiche effettuate infatti indicano che si è trattato di un animale in gravi difficoltà, che zoppicava, deambulava in modo non normale e si era approvvigionato in modo non sufficiente rispetto alle esigenze del periodo di iperfagia nel quale si trovava, e rispetto all’imminente periodo invernale. Non è escluso che questo suo problema di zoppia, ormai cronicizzato, gli abbia impedito di sottrarsi efficacemente anche all’impatto con l’automezzo, probabilmente un mezzo pesante, che lo ha ucciso”.
© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati