Continuiamo a ripeterlo come riferimento di salute inossidabile, ma in effetti il “sano come un pesce” è la migliore dimostrazione di come gli animali, per tanto tempo, si sono conosciuti poco o niente. Con gli acquari, in un certo senso, si torna indietro nel tempo, dal momento in cui le notizie dei morti all’interno delle loro vasche di vetro sono pochissime. Nonostante le vasche continuamente propongono nuove attrazioni, sembra che i pesci abbiano acquisito una sorta di immortalità Non si ammalano mai e non ci rimettono neanche le … squame.

I pesci sono in realtà affetti da numerose patologie alcune delle quali accentuate da carenze di importanti microelementi rinvenibili (nel caso degli acquari marini) solo nell’ambiente naturale. L’acqua degli acquari è infatti ottenuta da una miscela di sali in busta ed acqua dolce. Lo stress derivante dall’essere costretti in piccoli ambienti totalmente innaturali, influisce sul sistema immunitario dell’animale rendendolo più suscettibile a malattie tra cui quelle parassitarie.

Il problema è ancora più vasto se si considera l’evidente interconnessione tra il messaggio veicolato dagli acquari pubblici e le centinaia di migliaia di piccoli acquari che hanno invaso le nostre case. Tale collegamento non è negato dagli acquari pubblici (che, manco a dirlo, fanno educazione e conservazione come gli zoo … ) anzi in più casi è direttamente evidenziato da iniziative congiunte con gruppi di acquariofili o addirittura da schede e pubblicazioni che spiegano come montare un acquario casalingo. Se già i grandi acquari pubblici molto si pubblicizzano per le analisi chimico fisiche dell’acqua volte a garantire la salubrità dei pesci, provate ad immaginare come tali rilievi avvengano tra le mura domestiche. Ph, durezza totale, ammoniaca, salinità, nitrati, chi con cadenza periodica controlla tali parametri? Non si tratta di situazioni marginali. Il mancato rispetto di tali parametri provoca la morte dell’animale.

Quale volte, ad un acquirente magari inesperto, è stato detto di non acquistare per la stessa vasca pesci provenienti da ambienti diversi. La precauzione non è di natura estetica, ma assolutamente vitale. Vi sono pesci che devono vivere in acqua molto acide, ed altri in acque dure, ossia basiche.  Costringerli in un identico ambiente ne provocherà la morte di uno o di tutte e due se il ph risulterà intermedio. Del resto se in Italia si vendono ogni anno circa 20 milioni di pesci d’acquario, l’unico motivo è la morte. Sono quasi tutti di rimpiazzo, essendo il mercato casalingo saturato da anni.

Pochi pesci hanno una storia sanitaria veramente conosciuta. Moltissimi dei tutt’ora venduti, ivi compresi quelli dei grandi acquari, sono di cattura. Vengono prelevati in mare, a volte nelle barrire coralline, oppure nei fiumi tropicali. In alcuni casi i tanti sbandierati allevamenti (come se un pesce nato in cattività non ne soffrisse le conseguenze) sono orrende vasche come ad esempio le risaie del sud est asiatico. Ne vengono catturati a decine di migliaia con tassi di mortalità elevatissimi.