Il più alto numero di disposizioni di legge e provvedimenti ministeriali emanati negli ultimi 40 anni in  materia di circo equestre, riguardano senza ombra di dubbio i contributi pubblici elargiti dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Se si provassero a mettere assieme tutti i Decreti e le circolari ministeriali si otterrebbe un discreto accumulo di scartoffie tutte discendenti dalla vecchia legge circo risalente al 1968. In base a tale vetusta disposizione, ai circhi è riconosciuta una incredibile “funzione sociale”; sono proprio queste due parole magiche che danno diritto ai circensi di accedere ad una quota del Fondo Unico dello Spettacolo (FUS) suddivisa a sua volta in più capitoli di spesa tra cui quello relativo ai contributi per gli spettacoli in Italia, quelli per le rappresentazione estere, i contributi per l’editoria, le scuole circensi, le rassegne circensi e finanche una casa di riposo. Di questi contributi la maggiore beneficiaria, almeno per il capitolo più cospicuo, quello sugli spettacoli in Italia, è l’impresa che gestisce il Circo di Moira Orfei. Tra gli altri maggiori beneficiari seguono meno di dieci circhi nella quasi totalità appartenenti all’Ente Nazionale Circhi, la stessa organizzazione di categoria del Moira Orfei.

La precarietà del circo italiano, e di chi è costretto (come gli animali) a viverci, trova buona parte delle sue ragioni in questo sistema il quale destina tanto a pochi grandi circhi e poco a molti piccoli circhi i quali, grazie al contributo ministeriale, riescono a vivere e, in alcuni casi, ad aumentare il giro di affari. Apriti cielo quando qualcuno ha proposto di finanziare il circo senza animali. I contributi che pervengono alle rassegne senza animali, sono infinitesime.

La vera legge circo sta tutta qui. Inutile aggiungere che la vecchia legge del 1968 nulla dice sugli animali, anzi prevedendo che i Comuni debbano fornire un’area per l’attendamento, fornisce il presupposto affinché i circensi possono far crollare le Ordinanze o Regolamenti comunali che vietano il circo con animali. Rimangono in vigore, invece, le Ordinanze o Regolamenti che disciplinano l’arrivo del Circo facendo fede alle Linee Guida rilasciate dal Ministero dell’Ambiente sul mantenimento di alcune specie animali nei circhi. Tali disposizioni, cambiate per ben tre volte in dieci anni e tutte le volte a favore del circo, pur nella loro  disponibilità nei confronti della cattività animale, sono state continuamente attaccate dal mondo circense. Non sono inserite in una legge, ma emanate da una Commissione Tecnica ai sensi di una legge. La differenza da adito a varie interpretazioni ma, ad ogni modo, sono dei riferimenti utili ad esempio nel caso di una denuncia. In un certo senso il fatto che non sia legge non è poi così male. Considerata la loro permissività (tanto per intenderci non è perentorio il divieto della catena agli elefanti, figuriamoci tutto il resto ….) non è forse un  male. Viceversa diventerebbero legge speciale, i circhi non incontrerebbero grandi difficoltà ad adattarsi, ed eviterebbero il reato delitto sul maltrattamento di animali, così come (purtroppo) previsto dalla legge 189/04. Liberi di continuare ad utilizzare catene e spazi angusti.

Vi sono poi le speranze per una legge che vieti il circo con animali. E’ bene dire subito che in materia di circo non vi  è alcuna volontà politica. Non vi è mai stata. Al di là del sincero approccio di molti parlamentari, le leggi sul circo stagnano. La proposta attuale è ridotta ad un articolo all’interno della proposta sul Testo Unico dello Spettacolo dal Vivo. In tale articolo vi è  la sola previsione di agevolazioni fiscali per il circo senza animali quando già un altro articolo specificatamente considera le agevolazioni per tutte le categorie di spettacolo viaggiante, ivi compresi i circhi (con animali!).