Gli acquari pubblici più o meno grandi che come funghi stano spuntando i tutta Italia, rappresentano l’ultima esplosiva frontiera dell’industria della cattività. Il motivo è molto semplice. L’acquario, con la sua gabbia a vetri, rappresenta la migliore mistificazione della cattività. Il vetro, …. notoriamente, è trasparente; la “gabbia” non si vede. L’acquario sembra un quadro animato. Pensate poi quando prende le dimensioni di uno stanzone addirittura attraversato da un tunnel trasparente. L’utilizzo di appropriate luci e di fondali in vetroresina,  consentirà al visitatore di potersi illudere di essere, per pochi minuti, “dentro” il mare aperto. Pesci spettacolari e da paura forniranno al visitatore  inebriato il perverso brivido di vedersi passare un grosso squalo a pochi centimetri dalla testa. Il visitatore rimarrà per pochi minuti affascinato, il pesce, invece, rimarrà dentro la stanzone allagato finché morirà.

Che differenza rispetto ai piccoli acquari in telaio metallico e mastice. Quale migliore innovazione tecnologica poteva sperare l’industria della cattività. Hanno pure superato il principale problema degli acquari marini non tropicali. La temperatura. Buona parte degli acquari, infatti, devono essere refrigerati. Anche se la bolletta elettrica sarà equivalente ad una sberla (come ebbe a dichiarare l’Amministratore Delegato dell’Acquario di Genova) lo sviluppo che ne conseguì ha pagato fin troppo bene la cattività acquatica.

La quasi totalità degli acquari pubblici, infatti, non si basano su investimenti del privato gestore. Anzi il gestore è solo beneficiario di incassi, fama, premi e finanche carriere universitarie. I soldi sono pubblici. Viceversa non potrebbe esistere lo stesso acquario di Genova, i cui incassi non possono tenere il passo con l’enormità delle spese di rinnovamento di strutture ormai tutte uguali nel mondo. Non è un caso che la proprietà di grandi acquari che  riescono al meglio ad ammortizzare i costi proponendo strutture sempre più standardizzate e meglio predisposte ad un turismo di massa  mordi e fuggi, sia rappresentata da  grandi gruppi finanziari internazionali. Dubai è stato uno dei più noti centri finanziari che ha influito sullo sviluppo di una nota catena di mega acquari sparsi per mezzo mondo, acquisiti poi da una multinazionale inglese che in sol giorno ha acquistato il parco divertimenti di Gardaland (VR) costruendo in pochi mesi il suo acquario.

Vi è poi un livello più basso ma capillarmente diffuso. E’ quasi esclusivamente finanziato da soldi comunali. In Toscana, ad esempio, vi è una sorta di catena di miniacquari pubblici gestiti da alcune associazioni non profit vicine ad una docente universitario. Vi è pure un acquario comunale gestito da un medico dermatologo. Di fatto quando i Sindaci devono inventarsi qualcosa per il rilancio del territorio, trovano subito facile risposta nella costruzione di un acquario. Le spese iniziali sono relativamente modeste, ma non sanno che quelle di mantenimento e soprattutto di rinnovamento, sono salatissime. Male che vada chiudono, come successo in più parti. Tanto i Sindaci vanno e vengono ed i costi poi sono della collettività.