Da quando il delfinario di Zoomarine, vicino Roma, ha aperto i battenti con le autorizzazioni spettacolari derivate alla legge circo,  almeno una cosa è certa. In Italia i delfinari possono assimilarsi, almeno burocraticamente, a dei circhi equestri. La questione era in realtà lievemente più complessa. Zoomarine ha aperto nel 2005 poco dopo l’entrata in vigore del dlgs n. 75 sui giardini zoologici. Avrebbe dovuto avere la licenza prevista dalla legge, ma questo non era possibile. Un investimento milionario, con delfini portoghesi nati in belgio in un delfinario che aveva acquisito finanche dai mari cubani. La stagione balneare alle porte. Vacanzieri a frotte da gestire in pacchetti di alcune centinaia tra uno spettacolo con animali e l’altro ad intervalli di un quarto d’ora. In mezzo agli anfiteatri, venditori vari, dai gadget alle pizzette. Motore di tutto ciò nove delfini, decine di pappagalli, otarie e leoni marini. Tutti animali utili all’ambiente, secondo il ben capitalizzato punto di vista dei delfinari, ovviamente. Un grosso pappagallo, ad esempio,  rimproverava l’addestratore fumatore togliendoli la cicca, un altro buttava nel cestino per il riciclo un bicchiere di plastica e così “educando”. Più o meno in funzione dello stesso addestramento i delfini eseguivano a comando balletti e piroette, mentre otarie e leoni marini birichini rubacchiavano il pesce all’addestratore. Tutti mangiavano, sia i pappagalli di uno spettacolo praticamente identico a quello del circo Moira Orfei, che i delfini (i circhi li detenevano fino a pochi decenni addietro) che le otarie (i circhi li hanno ancora e fanno più o meno le stesse cose). Senza la somministrazione del cibo tutto, però, si ferma. L’animale esegue quello che per l’uomo è uno spettacolo, condizionato dalla fame. Senza il premio si rifiuta. Cosa succede, in addestramento, in questo caso? In realtà, per i delfini, uno spettacolo rappresenta una fase di addestramento, continuamente ripetuta anche durante le pause a spalti vuoti. E’ questa la cadenzata giornata di un delfino in cattività.

Una spiegazione del Ministero dell’Ambiente, che teoricamente avrebbe dovuto imporre se non il rispetto delle prescrizioni della teorica licenza almeno il suo rilascio pre inaugurale, affermò che Zoomarine, essendo senza licenza, avrebbe dovuto  seguire l’iter delle strutture zoologiche preesistenti. In tal maniera aveva a disposizione due anni, successivamente dilungati. La licenza prevedeva il rispetto delle disposizioni per il benessere degli animali. Proviamo, allora, a fare un paragone con le prescrizioni relative al benessere dell’uomo. Supponiamo che i rifornitori della mense scolastiche abbiano fino ad ora lavorato con generiche prescrizioni. Lo Stato, finalmente, interviene imponendo dei limiti a salvaguardia del benessere dei nostri bambini, fornendo un ragionevole tempo di adeguamento per le strutture esistenti. Porrebbe fin troppo scontato che se un fornitore inaugura in data successiva, debba già possedere i requisiti di licenza, e soprattutto debba avere una licenza. Ve la immaginate, nel caso contrario, la corsa all’apertura di cucine di mense scolastiche? L’esatto contrario, invece, è avvenuto con Zoomarine e questa interpretazione è stata la causa dell’apertura di nuovi zoo. I decreti di licenza sono stati rilasciati solo di recente, come per Zoomarine, o sono ancora in itinere.

Il paradosso venne raggiunto quando Zoomarine, regolarmente iscritto all’associazione degli zoo portoghesi, evitò la stessa procedura in Italia limitandosi al rilascio delle autorizzazioni spettacoli rilasciate dal Ministero dei Beni Culturali ex vecchia legge circo. Gli spettacoli di Zoomarine sono sostanzialmente  simili,o comunque basati sulle stesse tecniche spettacolari, degli altri delfinari italiani. Fasano, Riccione – Oltremare, Rimini, Genova  I Delfini, soprattutto tra le strutture romagnole e quella genovese e pugliese, sono frequentemente scambiati. Trattasi finanche di femmine gravide. Una lunga sequela di morti misteriose si sono succedute negli anni. Grandi pubblicità per la nascita di un delfino, laconici comunicati, se non reticenze, alla loro morte.