sitatunga
GEAPRESS – Una vicenda inestricabile che vede da un lato il mittente, ovvero lo zoo di Praga, lanciare tuoni e fulmini contro il destinatario.

Di mezzo c’è un gruppo di antilopi uccise, il destinatario (Zoo di Johannesburg) in Sudafrica, un destinatario presunto (ovvero un privato sudafricano) e finanche (asserisce il mittente delle antilopi) una richiesta dello Zoo di Roma.

Escluso il privato (presunto) sudafricano, tutti gli altri zoo appartengono alla stessa categoria professionale.

“Oggetto” della vicenda sono otto antilopi Sitatunga le quali, riferisce lo Zoo di Praga, vengono messe in lista per gli altri membri dell’associazione professionale. L’indicazione dello Zoo di Johannesburg, sarebbe arrivata (riferisce lo Zoo di Praga) da quello di Roma. La risposta è positiva dovendosi ritenere lo zoo sudafricano affidabile per via dell’appartenenza alla stessa categoria professionale.  Nessun animale viene chiesto in cambio.

L’invio delle antilopi per la cattività sudafricana, avviene il primo agosto. Da questo momento in poi, però, iniziano i “bombardamenti” tra lo Zoo di Praga e le autorità sudafricane.

Secondo i primi, dopo l’atterraggio in Sudafrica, si sarebbe casualmente  venuto a sapere dal vettore aereo, che la destinazione finale poteva essere un privato. Da Praga riportano a  tal proposito  pure un nome. La motivazione, sempre secondo gli europei, sarebbe un presunto scambio di animali tra il privato e lo zoo sudafricano.

Accuse pesanti al quale risponde il Johannesburg City Parks and Zoo con un comunicato ripreso dallo stesso account Facebook dello zoo cittadino. Le otto antilopi sarebbero risultate prive della certificazione sul virus Schmallenberg. Il patogeno, fino ad ora rimasto all’interno dei confini europei, è in grado di provocare deformazioni natali in più specie animali.

Un’accusa, quella della mancanza dei documenti, che lo Zoo di Praga rispedisce al mittente, anzi, nel nostro, caso, al destinatario delle otto antilopi, dove, però, non sono mai arrivate. Il 3 agosto, le autorità sanitarie sudafricane dispongono infatti  l’abbattimento.

A questo punto inizia il “controbombardamento” messo in atto dal  Johannesburg City Parks and Zoo che, tuttavia, dichiara di non entrare nel merito delle negoziazioni tra i due zoo. La mission della JCP è, infatti, quella della conservazione e della gestione degli spazi aperti, la biodiversità, servizi ambientali e la conservazione attraverso l’istruzione, la ricerca, l’azione diretta di conservazione con particolare attenzione agli zoo, parchi e cimiteri.

Ribadendo il suo punto di vista, ovvero l’arrivo senza autorizzazione in Sudafrica, la particolare autorità con competenza in spazi verdi come zoo e cimiteri, sottolinea come vi sia stato pure un tentativo di restituzione degli animali al quale, però,  il vettore aereo tedesco si sarebbe opposto. Dunque l’eutanasia delle antilopi che nel frattempo, riferisce lo JCO, sarebbero state trovate “ferite, disidratate e traumatizzate”.

Per le autorità sudafricane non vi sarebbe stato nessun tentativo di acquisire in maniera irregolare le antilopi. Per le autorità sanitarie, si sarebbe trattato solo di proteggere i “venti milioni di capi di bestiame” esistenti nel paese.

Sulla vicenda è intervenuta anche la WAZA, ovvero l’organizzazione mondiale degli zoo, la quale, annunciando l’avvio di sue indagini contando sulla documentazione che sarà fornita dai due zoo, afferma come gli animali alla partenza dall’aeroporto di Francoforte, erano in buona forma mentre la documentazione richiesta sarebbe stata rispettata.

Dal canto suo il Bioparco di Roma ha appreso la notizia da GEAPRESS. Il Responsabile Scientifico del Bioparco, dott. Fulvio Fraticelli, rintracciato telefonicamente, pur riservandosi di voler capire bene cosa è successo, riferisce come la struttura romana non ha competenza sulla specifica specie di antilopi e non ricorda alcun intervento del Bioparco in tal senso.

Praga e Johannesburg continuano nel frattempo a “bombardarsi” e, soprattutto nell’account Facebook dello Zoo  di Praga, i commenti, anche coloriti, non si sprecano.

Un litigio in grande stile, forse inedito nel panorama della cattività animale. L’unica cosa certa, oltre alla morte di otto animali, è che le accuse che si rimpallano da un emisfero all’altro non sono così leggere da far pensare ad una incomprensione di poco conto.

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