GEAPRESS – Iniziata nella peggiore maniera e finita anche peggio. O forse no, alla solita maniera. Con un Sindaco, quello di Paceco, che prometteva e poi, … no. Il circo a Paceco non può arrivare, poi, forse, può essere che, o meglio, e chi l’ha detto? Insomma, nonostante le iniziali dichiarazioni addebitate al Sindaco e riportate nei numerosi comunicati che quasi quotidianamente ha diramato Enrico Rizzi, coordinatore nazionale del PAE (Partito Animalista Europeo), il circo Sandra Orfei è arrivato. Non doveva andare così (vedi articolo GeaPress) e Rizzi, che è anche trapanese (Paceco è proprio vicinissimo a Trapani) ne era convinto. Salta il primo spettacolo, ma il secondo va in pista. Non si è appurato l’autore, ma lo striscione che Rizzi e gli altri animalisti avevano lasciato per pochi minuti incustodito, alla fine della manifestazione anti circo (vedi foto) viene ritrovato stracciato in terra accanto alla macchina dello stesso Rizzi, rovinata.

Poi è il turno dei manifesti del circo. Rovinati anch’essi, come capita anche in altre città.
Non sono stato io – grida Rizzi ai giornali che sembrano incolparlo – Sarei un pazzo, lo sanno tutti quello che faccio. E poi li avevo denunciati, perchè abusivi“.
Chiediamo a Rizzi se allora hanno fatto bene a danneggiarli. “I manifesti? – ci chiede Rizzi – Ma a me interessavano gli spettacoli, ho appreso che ci sarebbero irregolarità. Ho denunciato tutto“.

Una raffica di esposti al Questore e al Prefetto. A Rizzi, infatti, qualcuno aveva inizialmente detto che il circo non avesse l’autorizzazione prefettizia alla detenzione degli animali pericolosi. Da quanto, invece, appurato da fonte attendibile da GeaPress, il circo ha fatto pervenire la richiesta al Prefetto di Trapani dopo aver concluso gli spettacoli in nord Africa. L’Ufficio territoriale del Governo, però, non avrebbe mai risposto. A prendere visione di tale stato di cose, sarebbe stata la stessa Forestale siciliana intervenuta con un Commissario ed un Ispettore del Servizio Cites regionale, dietro sollecitazione del Nucleo Operativo dello Stato di sede a Trapani.

Se tale notizia dovesse essere confermata, viene da chiedersi chi si è preso la responsabilità per lo svolgimento degli spettacoli. La legge italiana, infatti, considera numerose specie di animali come pericolose per l’incolumità del pubblico. Inizialmente, per tutti i circhi, fu negata l’idoneità. Era il 1997, ma già un anno dopo la legge venne modificata solo per loro (la legge, infatti, prevedeva il regime autorizzatorio per più categorie di esercenti e privati detentori). Da allora si è avuta una lunga serie di incidenti anche mortali, causati da felini ma anche da elefanti. Solo negli ultimi mesi, dai circhi italiani, sono scappati un canguro ed una zebra. Niente. Nel 1998 il legislatore, in una legge contenitore di fine anno, mollò il divieto introducendo una procedura a maglie larghe che delegava le Prefetture. I circhi, secondo una circolare del 2002 del Ministro dell’Interno Scajola avrebbero dovuto comunicare le planimetrie e gli animali detenuti. I Prefetti avrebbero, poi, chiesto ai veterinari, e questi ultimi avrebbero a loro volta dato una letturina ai criteri ministeriali. Questi ultimi non più elemento fondante dell’autorizzazione, ma mero riferimento tecnico. Se non cambiano gabbie ed animali l’autorizzazione vale per sempre ed in tutta Italia. Viceversa va integrata.

Sarebbe questa la situazione del circo trapanese. Il circo, cioè, avrebbe presentato l’istanza, senza ottenere risposta. Su questa base, la sera dell’inaugurazione qualcuno avrebbe però autorizzato. Rizzi ha sommerso di dettagliati esposti e denuncie le autorità trapanesi.
Abbiamo chiesto l’accesso agli atti e se ci sono inadempienze denuncio pure il Prefetto – dice Rizzi – Si tratta della sicurezza delle persone – aggiunge – Cosa succede nel caso di incidente? Chi ne risponde?”

Lui non ci sta e per questo, sempre con uno striscione che asserisce che lo spettacolo non potrebbe svolgersi, se ne va innanzi al circo. Arriva subito una gazzella dei Carabinieri.
A controllare me – precisa indispettito Rizzi – Però quando ho chiesto se avevano visionato l’autorizzazione prefettizia, non mi hanno risposto“.
Dalla Questura alzano le spalle. Nei giorni scorsi Rizzi era stato contatto pure dalla Digos.

La spiegazione di tutto, però, potrebbe risiedere nella stessa definizione “concettuale” di “incolumità pubblica” contenuta nella circolare di Scajola del 2002. Secondo la dottrina consolidata trattasi del “complesso di condizioni, necessarie ed indispensabili all’esplicitazione primaria delle regole di convivenza sociale afferenti a beni giuridicamente pregnanti quali la sicurezza, l’integrità personale e la sanità”.

Bisogna convivere, insomma. Finchè non succede niente, tiriamo a campare e non rompiamo…la convivenza sociale.

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