taiji
GEAPRESS – “Se perfino un’organizzazione come la Waza (World Association of Zoos and Aquariums), che di certo non è un’associazione animalista, arriva a “condannare” con un provvedimento formale le mattanze di delfini a Taiji, significa che su questo il Giappone ha ormai passato il segno“. Questo il commento di Carla Rocchi, presidente nazionale dell’Enpa, all’annuncio dell’associazione degli zoo.

Secondo la presidente della Protezione Animali, il clamore suscitato dalla “condanna” del Giappone presenterebbe tratti  surreali visto che essa proviene da quegli stessi rappresentanti dell’industria della cattività, che, ricorda sempre l’ENPA, sono comunque responsabili per la privazione della libertà di animali nati per vivere nel proprio ambiente. “Il vero trionfo del paradosso – prosegue Rocchi – è rappresentato dalle dichiarazioni di biasimo per il Giappone, con le quali la Waza dà ad intendere che esisterebbe un modo non crudele per strappare un essere vivente alla natura e costringerlo a vivere in un contesto artificiale, inadatto alle sue caratteristiche ed esigenze etologiche.

E’ possibile – conclude Rocchi – che questa presa di distanze sia in realtà un tentativo della Waza di acquistare credibilità nei confronti di un’opinione pubblica globale sempre più attenta ai alla tutela degli animali e di quei Paesi che si sono mossi concretamente contro la cattività mettendo al bando zoo, circhi e acquari”.

Per l’ENPA, infatti, tali strutture, malgrado le loro pretese scientifiche e formative, non sarebbero portatrici di alcun valore educativo che può venire esclusivamente dall’osservare gli animali liberi in natura, senza condizionamenti e privazioni. Per questo, conclude la Protezione Animali, il modo più efficace per aiutare i “reclusi” è quello di non visitare tali luoghi di detenzione.

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