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GEAPRESS – Catturato lo scorso gennaio nella baia giapponese di Taiji (vedi articolo GeaPress ) assieme ad altri 250 delfini tursiopi, del delfino albino destinato ai delfinari non si è più parlato.

Dei suoi 250 compagni di sventura (si trattava di due diversi branchi, catturati al largo della baia), una parte sono tornati in mare, altri sono invece stati prelevati per i delfinari o uccisi per l’industria della carne locale (vedi articolo GeaPress ).

Del delfino albino, sono pian piano scesi i riflettori internazionali che hanno però consentito in quella occasione di creare un’onda di protesta in tutto il mondo con le conseguenti difese espresse dalle autorità giapponesi. La carne di delfino è una tradizione locale ed il tutto avviene nel rispetto delle regole. Questo quanto asserito in Giappone pochi giorni prima che in Italia scoppiasse lo scandalo della carne di delfino pescata da italiani per i locali affezionati delle tradizioni culinarie (vedi articolo GeaPress ).

Chi non ha mai smesso di occuparsi del delfino albino è Sea Shepherd i cui volontari ormai da alcuni mesi stazionano nella baia giapponese. In queste ore il giovane tursiope è stato spostato dal recinto in mare alla vasca di una struttura del luogo dove avviene, lontano dal mare, la prima fase di adattamento alla cattività.

Di certo, quel delfino, sarà quasi impossibile perderlo di vista. Ovunque andrà, con il raro colore della sua pelle, porterà indelebile il “marchio” di quanto avvenuto.

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