delfinario III
GEAPRESS – Continua anche ad agosto l’attività ispettiva sulle strutture zoologiche da parte della Task force interministeriale, che vede la partecipazione congiunta di funzionari del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, di medici veterinari del Ministero della Salute e dal Servizio CITES del Corpo forestale dello Stato.

Dopo l’Acquario di Alghero, qualche giorno fa è toccato ad uno storico delfinario italiano.

Nel corso del sopralluogo, svolto in presenza delle autorità veterinarie della regione e della ASL, sarebbero state rilevate numerose irregolarità rispetto alle previsioni del decreto legislativo 73/2005 – in materia di giardini zoologici – e del D.M. 469/01 che disciplina il mantenimento dei tursiopi in cattività.

Solo per citarne alcune, sarebbero risultati assenti ripari per gli animali dal sole e dalla vista del pubblico, un sistema di raffreddamento e di pulizia adeguata dell’acqua, nonché un idoneo programma di trattamenti medico veterinari. Inoltre, non risulterebbero adeguate vasche per il trattamento medico veterinario degli animali, per la quarantena e per le femmine in gravidanza o allattamento. Le suddette irregolarità hanno comportato la contestazione, dal parte del Servizio CITES del Corpo Forestale dello Stato, di sanzioni amministrative per un ammontare fino a euro 18.000.

A seguito delle nuove norme in materia di zoo e delfinari che, riferisce nel suo comunicato il Corpo Forestale dello Stato, sono maggiormente sensibili alle esigenze biologiche e di benessere delle specie ospitate, l’attuale vasca di contenimento, che risale a qualche decennio fa, sarebbe risultata irregolare e non idonea a consentire un adeguato movimento dei tursiopi e garantire la salute fisica e psichica degli esemplari, costretti ad una convivenza coatta nel gruppo sociale dove sono inseriti.

Anche grazie al contributo di esperti in mammiferi marini, si sarebbe inoltre riscontrata la somministrazione ai delfini di tranquillanti atti ad inibire i problemi di aggressione intraspecifica e di cure ormonali, anche in questo caso in modo continuativo e prolungato. La motivazione potrebbe essere quella di  non far esprimere i comportamenti legati alla maturità sessuale e impedire la riproduzione in consanguineità. Degli esiti del sopralluogo è stata notiziata l’Autorità giudiziaria.

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