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GEAPRESS – Non sembra ancora avere ottenuto grandi successi la petizione internazionale rivolta al Presidente russo Vladimir Putin, con la quale si chiede il fermo delle cattura di delfini beluga ed orche nelle acque della federazione. Secondo la Whale and Dolphin Conservation Society, sarebbe addirittura a quota 1000 il limite annuale di  uccisioni e catture di beluga nei mari della russia. 320 quelli trasferiti in dodici anni nei delfinari di mezzo mondo. Paesi arabi come il Bahrain, l’Egitto, il Kuwait, gli Emirati Arabi e lo Yemen. Seguono poi Turchia ed Iran, Ucraina, Vietnam, Canada, Tailandia, Giappone, Serbia e Montenegro. In Cina, in appena due anni i beluga arrivati sarebbero ben 63. Le pressioni dei protezionisti sono invece riuscite a bloccare l’esportazione di 18 beluga verso gli Stati Uniti. L’invio era previsto per lo scorso agosto. C’è poi il mercato interno russo.

L’ultima polemica riguarda sette orche che sarebbero state catturate negli scorsi mesi nella costa orientale russa. Sempre secondo la WDC, le sette orche, in compagnia di un’altra già reclusa, sarebbero detenute in una struttura di Vladivostok.

I sospetti sono concentrati su possibili intrecci con strutture della cattività egiziana, ucraina oltre che della stessa russia. Anzi c’è pure chi ha collegato la stessa società che si è resa responsabile della cattura nella gestione dei cosiddetti “circhi d’acqua”. Ancora da definire la voce girata in merito ad una struttura cinese. Impossibile non pensare al colosso dei parchi acquatici, ovvero lo statunitense SeaWorld che da solo gestisce quasi la metà delle orche detenute in giro per il mondo. La società, però, ha smentito ogni implicazione ricordando che, salvo un animale in difficoltà e giudicato irrecuperabile, non esegue prelievi da 35 anni.

Si attende dunque di sapere dove finiranno le 7+1 orche russe.

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