GEAPRESS – Ancora nessuna reazione, almeno in campo politico, all’annuncio della nuova iniziativa di Ravenna Punto a Capo riguardo il costruendo zoosafari di Ravenna.

Questa volta si tratta dell’esposto inviato alla Corte dei Conti e relativo allo svolgimento dell’asta pubblica con la quale, nel 1999, il Comune cedette l’uso di suoi terreni. Alla gara, infatti, partecipò una sola società commerciale con una variazione minimale del prezzo base. Nel rogito, però, dice Ravenna Punto a Capo, si presentarono in due. La vincitrice ed altra società controllata da Mirabilandia. Strada facendo le cose cambiarono ed al posto della controllata apparve poi Alfa 3000, ovvero i costruttori dello zoo. Solo che, dicono sempre a Ravenna Punto a Capo, i terreni furono ceduti per la costruzione di un plesso alberghiero e non di uno zoo.

Il Comune, alcuni anni dopo, mise in atto una serie di passaggi che, a suo dire, equiparavano i punteggi qualitativi dell’Asta, stabiliti per l’albergo, a quelli di uno zoo. In tal maniera si inficiò anche la clausula stabilita nel contratto di cessione dei terreni che avrebbe potuto rendere nullo l’accordo per gravi violazioni. In linea teorica aggiudicarsi un terreno per un albergo e fare poi uno zoo ….

E chi non ha partecipato all’Asta perchè non interessato all’albergo e si vide poi fare uno zoo?

Ravenna Punto a Capo ha così inviato il tutto alla Corte dei Conti. Staremo a vedere. Per loro questo è solo un altro capitolo nella battaglia contro lo zoo. A tal proposito, ricorda Samantha Comizzoli di Ravenna Punto a Capo, ogni mercoledì mattina presso il mercato di Ravenna in Piazza Sighinolfi, si raccolgono le firme contro lo zoo da inviare ai tre Ministeri che dovrebbero rilasciare la licenza.

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