GEAPRESS – Nuova nota dell’associazione Ravenna Punto a Capo, che prende ancora spunto dall’annosa vicenda dello zoo di Ravenna. Questa volta si rileva un nuovo intoppo, ovvero la difficoltà riscontrata nell’accesso agli atti relativi. Una facoltà garantita al cittadino, ma che strada facendo ha subito arrangiamenti tali che di fatto pregiudicano al richiedente un principio che un tempo fu sacrosanto.

Il primo rilievo riguarda addirittura una richiesta di atti avanzata dall’On.le Zanoni. Atti che sono in possesso, oltre che dello zoo, anche del Ministero dell’Ambiente. Proprio a quest’ultimo si era rivolto l’Europarlamente dell’IdV, notoriamente sensibile ai temi che riguardano la protezione della natura e degli animali. Purtroppo la legge è stata modificata e l’accesso agli atti non è poi così automatico, neanche per un Europarlamentare.

Con nota del 21 dicembre scorso la Direzione Generale per la Protezione della Natura e del Mare, dello stesso Ministero dell’Ambiente, ha infatti informato l’On.le Zanoni che è acquisita la sua richiesta di accesso atti. Cosa chiedeva l’ON.le Zanoni? Gli atti relativi all’iter seguito per il rilascio della licenza allo zoo.

Vale la pena ricordare che si tratta di un provvedimento ministeriale, in attuazione di una norma nazionale che ha a sua volta recepito, con i soliti ritardi, una Direttiva europea sui giardini zoologici. Il Ministero deve però chiedere l’autorizzazione allo zoo il quale, però, motiva il suo diniego. Nulla da fare dunque. il Ministero passa parola, riferisce  del diniego  all’On.le Zanoni.

Tutto a norma di legge, ma la vicenda lascia un po’ perplessi sul diritto del cittadino ad accedere ad atti in possesso non di un privato ma di un Ministero. Non si può, in questo caso, perchè il privato non è d’accordo.

Gli aspetti di possible incongruenza della nostra legislazione si notano però in un altro atto, ovvero l’autorizzazione alla detenzione degli animali cosiddetti “pericolosi”. Tra questi, ad esempio, tigri e leoni. Con nota del marzo 2012 il Ministero informa lo zoo del rilascio dell’autorizzazione alla detenzione di tali animali. Una Commissione tecnica ministeriale lo ha infatti riconosciuto idoneo ai fini del benessere degli animali e della sicurezza pubblica. Peccato, però, che proprio il concetto di sicurezza pubblica è stato in quale maniera richiamato, proprio sugli animali in cattività, quale competenza di altro Ministero. Il tutto avvenne nel marzo 2002 quando l’allora Ministro dell’Interno Scajola richiamò tale disciplina tra i compiti del Ministero dell’Interno.

Il provvedimento di Scajola, però, riguardava solo i circhi che, da quella stessa Commissione ministeriale (ovvero quella del Ministero dell’Ambiente) non avevano ricevuto l’idoneità alla detenzione. Sugli zoo, invece, tutto rimase come prima. In Italia, cioè, la competenza sulla sicurezza pubblica negli zoo continua ad essere anche di una Commissione della quale fanno parte botanici, zoologici e pure membri di una associazione di zoo.

Ravenna Punto e a Capo, in una sua nota, rileva altresì come vi siano stati altri due casi di diniego ad atti che riguardano lo stesso zoo. Il secondo di questi, riguarda proprio Ravenna Punto e a Capo. Ostacolo aggirato, in questo caso, chiedendo copia al Comune di Ravenna, il quale avrebbe poi risposto che era tutto consultabile nel sito web della stessa Amministrazione. Peccato, riferisce nel suo comunicato Ravenna Punto e a Capo, che nel sito mancasse proprio l’allegato richiesto.

Certo che al di là della specifica questione, ovvero lo zoo di Ravenna, l’accesso agli atti da parte dei cittadini (siano essi singoli, associazioni o addirittura Europarlamentari) più che depotenziato, sembra quasi del tutto annullato. La libertà che un tempo venne riconosciuta da una legge dai risvolti forse rivoluzionari, è ora pari a quella di un animale in gabbia.

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