GEAPRESS – Infine ha aperto, ma su questo non vi erano dubbi. Basta guardare tutti i passaggi dei quali si è reso responsabile il Comune, ivi compresa la modifica del contratto di cessione dei terreni. Stiamo parlando dello zoo privato di Ravenna e dell’amministrazione pubblica della stessa città. A denunciarlo è Ravenna Punto a Capo che ricorda pure la recente polemica in merito alla licenza zoo che, stante quanto riportato dai giornali locali, non sarebbe stata rilasciata. A breve, dice sempre Ravenna Punto a Capo, dovrà invece svolgersi la prima udienza in Tribunale, fissata per martedì prossimo, che fa seguito ad un esposto delle associazioni, nonchè il ricorso al TAR che verrà discusso il cinque luglio.

La vicenda dello zoo di Ravenna è lunga e travagliata. Il primo annuncio di apertura, apparve in un sito specializzato in parchi divertimento. Doveva essere prevista per il giugno 2004. I terreni, di proprietà comunale, vennero ceduti a seguito di asta pubblica nel 1999. L’unico acquirente, presentò una variazione della base d’asta pari allo 0,1%. Il Comune ne cedette l’uso pluridecennale per una cifra inferiore ai cinque miliardi di vecchie lire. Il tutto in una zona molto bella, ovvero quella della Standiana, fatta di campi a ridosso della Pineta di Classe e vecchie cave colme d’acqua, paradiso di svassi, oche selvatiche e canoisti. Poi la base quadrangolare e gli alti muri di Mirabilandia, la cui attività si riesce a sentire già da molto lontano.

Proprio innanzi i terreni ceduti del Comune apparve, già nel 2004, il tipico tracciato dello zoo safari. All’Amministrazione comunale, però, non risultava. Nella vicenda apparvero due società. Quella che gestiva Mirabilandia ed una sua collegata. Quest’ultima, con vari passaggi societari, ha infine condotto ad una nuova società registrata presso la Camera di Commercio di Ravenna ma ricollegabile ad un raggruppamento di circhi equestri e zoo (Fasano). Mirabilandia (che nel frattempo ha cambiato proprietario) ha più volte smentito ogni coinvolgimento nello zoo. Lo schema che ne viene fuori è però innegabilmente legato a quello del Parco Divertimento – cattività animale, tipico di altri conglomerati di settore in giro per il mondo.

Pochi anni addietro, si scoprì che quel terreno, ceduto dal Comune, era stato aggiudicato in realtà per il progetto alberghiero del Mare D’Inverno. Eppure il Comune, che in più occasioni si era dichiarato quasi vittima della costruzione dello zoo, non ha mai utilizzato la clausola contrattuale che imponeva la rescissione del contratto per gravi motivi. Anzi, tale clausola venne addirittura meno nel corso della stessa revisione della stipula. I criteri qualitativi che erano risultati consoni al progetto alberghiero, vennero poi equiparati a quelli zoo, così come previsto nel successivo Piano Unitario di Comparto. Più di recente la polemica sulla licenza.

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