GEAPRESS – Catene, ancora nel 2011. Anzi le catene si giustificano, per gli elefanti, ma si faceva, o forse si fa ancora, per l’uomo. Ce ne vuole a capire la differenza, ovvero che non c’è differenza. Sempre catene sono ed impediscono quello che qualunque essere, a due o quattro zampe, vorrebbe fare se non gli venissero imposte. Scappare via.

Le catene sono andate di scena lo scorso 15 dicembre durante un Servizio di Striscia la Notizia presso il circo Darix Togni, attendato a Milano. Si denunciava la continuità del loro uso per gli elefanti. Per dimostrare che se ne può fare a meno si sono, però, intervistati altri circensi. Una bella solidarietà di gruppo, l’ennesima dimostrazione di come il circo sia frantumato in mille rivoli, un po’ tutti poi, con un link presso il Ministero per i Beni Culturali. Ovvero i contributi e le associazioni di categoria.

In TV il circo cattivo appariva essere il Darix Togni, ovvero i fratelli Togni tra cui Livio, ex Senatore di Rifondazione Comunista. I buoni che non utilizzavano le catene sono invece il Circo Medrano ed il Moira Orfei, quest’ultimo rappresentato, nell’intervista di Stoppa, dal sig. Nones, marito della Moira. Ovvero lo spaccato, ad alti livelli, del circo (spaccato) italiano. Da un lato il Darix Togni con un suo rappresentante che in vivace polemica con i vertici della principale associazione di categoria, ovvero l’Ente Nazionale Circhi, ha tentano, non riuscendovi, la scalata alla guida dell’Ente. Dall’altro un gruppo nutrito di circhi tra cui proprio il Medrano e il Moira Orfei.

Sopra tutti dovrebbe esservi la famosa “legge” che vieta le catene. Non si è capito bene, però, cosa sono, e soprattutto dove sono, queste leggi, visto che l’unica di settore risale a 43 anni addietro e degli animali non gliene importa proprio niente.

La “legge” che vieta (o forse no) le catene è in realtà una sorta di deliberato rilasciato dalla Commissione Scientifica dal Ministero dell’Ambiente. Questo perché aveva così deciso la legge italiana sui reati di cui alla Convenzione di Washington. Lo scritto ministeriale, però, non può avere valore di legge per lo stesso motivo per cui non può averlo neanche una circolare firmata di pugno da un Ministro. Come quella, ad esempio, dell’ex Ministro della Salute Fazio che si ostinava ad autorizzare (non potendolo fare) il taglio di coda e orecchie di cani. In questo caso, però, a monte c’è la legge che, così come recepita, accetta il divieto dettato dall’Europa. Nel caso del circo non è così, ma questo non autorizza i circensi a fare quello che vogliono. Valga, ad esempio, il dispositivo della sentenza di condanna, non appellata, contro il Circo Lidia Togni (praticamente autonomo nelle rappresentanze circensi, che poco comunica, cioè, con l’ENC e litiga con il Darix Togni) emessa dal Tribunale di Palermo per violazione dell’art. 727 del Codice Penale (condizioni di detenzione incompatibili con la natura degli animali) Nella Sentenza viene esplicitamente richiamato il mancato rispetto dei parametri ministeriali. Questo a supporto della stessa condanna.

Deve essere il Parlamento, oppure in alternativa, un decreto ministeriale, a dire come devono stare, se devono ancora stare, gli animali nei circhi. La realtà, però, è che in Italia si è continuato a pubblicizzare una proposta di legge contro l’uso degli animali nei circhi, in realtà graziosamente cancellata dall’On.le Gabriella Carlucci una volta che, in Commissione Cultura della Camera, venne inglobata nella sua proposta di testo unico sullo spettacolo dal vivo. Rimase un piccolo cenno ad un generico riferimento di future agevolazioni fiscali per il circo senza animali (peraltro poi del tutto cancellato in sede di Comitato Ristretto). Nel frattempo, però, erano tutte elencate le agevolazioni, anche fiscali, per il circo attuale. Tutte, precise e dettagliate, da fare entrare subito in vigore.

Da altre parti, i circhi si chiudono. Tanto per rimanere all’ultimo anno che sta chiudendosi, è successo in Bolivia ed in Perù. In Inghilterra siamo ad un decisivo punto di svolta, mentre in Germania la proposta è stata da poco approvata in sede di Bundesrat (vedi articolo GeaPress). In questi due ultimi casi per il divieto di animali non appartenenti a specie domestiche.

Cosa succede, invece, in queste ore al Lidia Togni, al Medrano, al Moira Orfei come al Darix Togni? Hanno tutti elefanti. Tutti prelevati in natura (non è vero che sono nati in cattività, come dicono i circensi, ammesso che questo giustifichi qualcosa), e tutti possono avere messe le catene. Questo perché dal 1998, per almeno tre volte, le autorità ministeriali, hanno allentato la morsa dei primi dettami che vietavano (senza se e senza ma) le catene, consentendo ora di poterle usare ma … senza continuità ma per motivi di sicurezza(?). Chi controlla la continuità e il (momentaneo) riscontro di un motivo di sicurezza. Mettiamo un poliziotto a verbalizzare minuto per minuto i movimenti dell’elefante? Questo per quanto riguarda gli elefanti, ma si potrebbe continuare anche per altri animali considerati dai parametri ministeriali.

Ed allora che si fa? Si ricomincia da Recale, in provincia di Caserta, dove il Comune, grazie all’impegno degli attivisti di Veg in Campania, Eduardo Quarta e Deborah Iodice, ed al promotore dell’iniziativa, Nicola Campomorto, sono riusciti a fare approvare in Consiglio Comunale, un regolamento che vede tra i punti salienti, proprio gli spettacoli circensi e l’uso degli animali (niente catene) oltre che il divieto di qualsiasi spettacolo con animali esotici e da compagnia. Tra questi, quello di offrire gli animali in premio, vincita oppure omaggio. Poi anche il divieto di uso in locali tipo discoteche, centri commerciali, ristoranti, pub.

Le Ordinanze sono ormai parecchie centinaia, se non migliaia. Poco importa quante la legge sul circo del 1968 è riuscita a sconfiggere per via della “funzione sociale” riconosciuta al circo. Non sarà quella di Recale, come di molte altre, ispirata all’Ordinanza, poi Regolamento, tutt’ora in vigore di Modena. La volle l’ex Assessore all’Ambiente Mauro Tesauro. Ha resistito a due ricorsi al TAR, ad un ricorso al Consiglio di Stato e ad un lungo braccio di ferrò con Moira Orfei, che voleva entrare con gli elefanti a Modena. “Non è possibile che debbano imporsi contro una regola voluta da una comunità di cittadini”, disse allora Mauro Tesauro. Appunto non è possibile, anche perché le Ordinanze, di Consiglio come di Giunta, sono volute dalla maggioranza degli organi di rappresentanza (dei cittadini). Maggioranze che hanno lo stesso pensiero. Non avere più tra i piedi circhi con animali.

Si compie il primo passo verso la civilizzazione delle comunità”, hanno dichiarato i tre attivisti di Veg in Campania. Giusto, giustissimo, perché al di là se i circensi faranno oppure no il solito ricorso, non può resistere uno spettacolo che ovunque arrivi, si ritrova animalisti ai loro cancelli, che protestano per l’uso di animali in gabbia, in catena, alla corda. E’ l’unica attività spettacolare finanziata ancora dalla Stato che si ritrova persone a protestare praticamente ovunque vada. Da Recale a Milano. Sono persone di tante Associazioni, oppure semplici cittadini. Ridicolo pensare che dietro ci sia una sorta di chissà quale progetto che li manovra. Un universo spesso eterogeneo, movimentato, colorato, animato. Tutti con un pensiero: basta al circo con animali. Prima o poi la politica, se effettivamente collegata alle istante dei cittadini, se ne accorgerà e ne prenderà atto. Fosse solo per la gravità del fatto che in Italia, alla fine del 2011, si continua a parlare di catene. Anzi, peggio. Di catene buone e catene cattive.

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