GEAPRESS – Ha ucciso un’inserviente del Franklin Zoo di Tuakau, in Nuova Zelanda. Sembra che soffrisse ormai da tempo di disturbi comportamentali ed attacchi di ansia. Mila ha schiacciato il torace della sua inserviente che è morta sul colpo.

In Nuova Zelanda si sta ora discutendo da quanto tempo l’elefantessa soffrisse di tali disturbi. Di sicuro, hanno fatto notare in molti, un elefante è un animale sociale e andrebbe lasciato tutta la vita con il suo branco. Mila, però, una sua vita non l’ha mai avuta.

Mila è una elefantessa africana che nel corso della sua esistenza ha più volte cambiato non solo proprietario ma anche nome. Jumbo, così era stata chiamata, per di attirare il giovane pubblico al botteghino del circo che la costringeva in cattività (con tanto di zanne tagliate).

Per catturare Mila, nel lontano 1973, si sono probabilmente uccisi tutti gli adulti del branco. Dove questo sia successo, però, non è dato sapersi. Negli archivi che GeaPress ha avuto modo di visionare, non è registrato alcun paese di origine. Di sicuro venne inviata ad un importatore olandese che nel corso della sua attività ha ricevuto parecchie decine di elefanti, sia africani che asiatici. Il centro venne poi chiuso dalle autorità statali ma la famiglia del fornitore di circhi e zoo è tutt’ora impegnata in un ditta specializzata nel trasferimento di animali esotici tra diverse strutture della cattività europea. Da questo stesso importatore preveniva, ad esempio, Sabu, l’elefantessa asiatica più volte scappata da un famoso circo svizzero (vedi articolo GeaPress).

La povera Mila, arrivata in Olanda, venne di lì a poco trasferita presso lo zoo di Londra per finire, nel 1976, in quello di Honolulu. Già due anni dopo è in un circo della Nuova Zelanda dal quale viene poi trasportata in un secondo circo nel 2006. Ancora tre anni ed è allo zoo di Taukau dove, pochi giorni addietro, si è consumata la tragedia.

Mila come gli altri elefanti detenuti dall’uomo, non ha mai conosciuto l’educazione del branco. Nessuno le ha mai insegnato a vivere. L’ambiente nel quale era nata, forse, non è stato dimenticato così come la morte traumatica della madre. Per lei solo gli addestramenti dell’uomo.

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