tigre
GEAPRESS – Che fine hanno fatto, dopo quasi una settimana dalla tragedia (vedi articolo GeaPress), le tigri di Pinerolo?

Esattamente come prima. Anzi sembra proprio che a saperne qualcosa di più,  tutti hanno paura. Ora è morto uno dei due proprietari, sbranato dalla tigre che già lo aveva ferito nel recente passato.

Una situazione molto nota, riferiscono all’unisono Denis Colombo (responsabile LIDA Pinerolo) e la Consigliera comunale Piera Bessone. “Avevo denunciato il tutto già nel 2012 con una  interrogazione in Consiglio Comunale – riferisce la Consigliera Bessone a GeaPress – Non so che pensare se non forse che la burocrazia allunga i tempi delle Istituzioni anche quando si paventano problemi, oltre che per la salute delle tigri, anche per la sicurezza delle persone“.

Quelle tigri, in effetti, sembrano vivere in un mondo a parte. Nonostante il formale divieto di riproduzione esistente in Italia dal gennaio 1997, a Pinerolo le cose erano andate in maniera diversa. Quando già la Consigliera Bessone rilevava i problemi denunciati in Consiglio Comunale, non era ancora avvenuto il parto degli ultimi cinque cucciolotti. Una situazione che presenta risvolti anche umani. Tutti in paese sanno che i due proprietari, (uno dei quali morto aggredito dalla tigre) avevano speso un patrimonio per mantenere gli animali. Sembra quasi di trovarsi innanzi ad una delle tante storie sbagliate di persone che iniziano ad accudire cani di strada, ritrovandosi poi imbrigliate in problemi più grandi di loro. In questo caso, però, si trattava di tigri.

Dall’ASL competente territorialmente non siamo risuciti ad avere notizie certe e sembra non corrispondere al vero che gli animali siano ora affidati alle loro cure. Di certo i felini non corrono alcun rischio di essere soppressi e tale possibilità, apparsa per la tigre “assassina”, è allo stato attuale inesistente. Lo era invece quando gli stessi animali (almeno quelli non ancora nati) erano detenuti a Roletto, sempre in provincia di Torino. In quel caso corrisponde al vero che era stata ufficialmente presentata la possibilità di soppressione. I fatti risalgono alla seconda metà degli anni novanta, ma poi  venne trovata la soluzione di Pinerolo.

Mi risulta che la LIDA di Pinerolo – aggiunge ora la Consigliera Bessone – aveva contattato strutture zoologiche anche del Piemonte, ma nessuno avrebbe dato la sua disponibilità. Sento che ora si sono fatti avanti più soggetti e la cosa mi lascia alquanto perplessa. Cosa si aspettava ad intervenire?”.

Conferma tutto Denis Colombo, responsabile locale LIDA, mentre parrebbe che in più occasioni siano state contattate le sedi nazionali di alcune associazioni animaliste. Ad ogni modo è pur vero che collocare dieci tigri non è certo semplice, almeno per una associazione. Quello che invece potrebbe apparire più evidente è la situazione di prolungato stallo. Tigri libere addirittura di riprodursi.

Nessuno, in tanti anni, aveva trovato una soluzione finchè una di esse ha addentato il suo padrone, riducendolo a brandelli. E dire che proprio in  Piemonte più di una persona ha trovato la maniera di polemizzare sulla quarantina di lupacchiotti che frequentano anche la vicina Val di Susa. Addirittura colpevolizzati, ad avviso del WWF senza alcun fondamento, di potere arrecare danno agli escursionisti (vedi articolo GeaPress). Le tigri, invece, erano libere anche di riprodursi.

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