GEAPRESS – I campionati europei di calcio sono finiti. E’ andata come è andata e non è la prima volta. Sia che la nostra nazionale non arrivi a spuntare la finale in un torneo internazionale (ad una delle due squadre, del resto, deve necessariamente succedere), ma anche di come un evento sportivo si possa disputare in barba ad elementari principi di civiltà. Basti pensare a cosa è successo recentemente in Bahrain con la Formula Uno ed i diritti umani violati. Fino a pochi giorni addietro, proprio in Ucraina, altri cani sono stati uccisi a fucilate. Nulla si è saputo dell’ennesima denuncia di Andrea Cisternino, il nostro connazionale che vive e lavora a Kiev e grazie al quale si è appreso del programma di sterminio messo in atto dalle autorità e poi, dopo il formale divieto, della mattanza continuata e forse tollerata.

Dai cani agli orsi. Ha fatto molto scalpore il filmato girato da animalisti svizzeri, che ha mostrato un piccolo orso venduto in strada ai turisti. Avveniva anche in Italia, almeno fino al 1997, quando un decreto legislativo vietò ai privati la detenzione di animali pericolosi. Per i circhi e gli zoo è invece ancora consentito sia importarli che addestrarli. I nostri circhi li fanno entrare in pista muniti di strette museruole. Un minimo di regolamentazione, sebbene senza valore di legge, ha previsto spazi essenziali per gli orsi, sia interni che esterni.

Andrea Cisternino, proprio nella stessa giornata nella quale la nostra squadra di calcio perdeva contro la Spagna, ha diffuso un video di un circo attendato a Kiev. Orsi, tenuti uno appresso all’altro, all’interno di scatole di volume pari quasi a quello occupato dagli stessi animali. In gabbia singola e, peraltro, senza alcuna misura precauzionale per chi si avvicina, tanto che la stessa mano di Cisternino è stata graffiata dalla zampa di un orso.

Ma da dove provengono gli orsi ucraini? Probabilmente da non molto distante, visto che in molti paesi sia dell’est Europa che limitrofi, la caccia all’orso non è vietata. Uccisa la madre, il cucciolo viene in genere addestrato a “ballare”. L’animale, comunque, viene sempre tenuto al guinzaglio e museruola e non sono rari i casi di deungulazione. Un uso antico e che per decenni ha visto protagonisti i gitanti. In Italia, ai cosiddetti orsanti, è pure dedicato un museo. L’orso era un numero da microcirco, che spesso accompagnava carovane di teatranti e nomadi che in tal maniera vivevano di elemosina. All’orso, ovviamente, di ballare non importava niente. Una ventina di anni addietro venne diffuso un fuori scena durante le prove del festival del circo di Montecarlo. Gli orsi iniziavano a ballare, ma senza musica. Bastava guardare i movimenti dell’addestratore che ricordava in tal maniera quanto impartito durante l’addestramento. Violento, secondo gli animalisti, ovvero sollecitazioni dolorose nella pianta dei piedi. Sta di fatto che una volta messi in pista, gli animali hanno sempre la museruola. Circo italiano compreso.

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