GEAPRESS – E’ entrato nel vivo il processo contro i titolari del Bobby Roberts Super Circus, ove venne girato un video che mostrava le percosse alla povera elefantessa Annie (vedi articolo GeaPress).

La Corte del Northampton ha accolto l’istanza dell’accusa, di poter visionare il video prodotto da Animal Defenders International. Poche ore addietro è stato sentito lo stesso Direttore dell’Associazione. La tattica della difesa sembrerebbe concentrarsi ora proprio nello screditare la validità del filmato. L’elefante, ripreso alle spalle, non avrebbe permesso la certezza della prova. Già lo scorso novembre (vedi articolo GeaPress) vi era stato, però, il primo essenziale input verso il processo. Così venne infatti deciso dal Crown Prosecution Service, ovvero l’Ufficio incaricato di dare corso all’iter giudiziario, una volta concluse le indagini di polizia.

Al processo è stato così mostrato anche il dondolio dell’elefante. Molto simile, come effetto delle catene e spazi ridotti, a quello registrato da Animal Amnesty in un circo italiano e trasmesso l’altro ieri dal Tg1 (vedi articolo e video GeaPress). Una patologia. Così sarebbe emerso nel corso del processo inglese, dove si è riferito di un “chiaro disordine mentale“.

La telecamera di Animal Defenders International funzionò, nascosta nella stalla dell’elefante, dal 21 gennaio al 15 febbraio scorso. Tutto sembra doversi giocare sulla continuità delle percosse e l’intenzionalità delle stesse, almeno sotto il profilo del coinvolgimento dei proprietari. Almeno nel caso dell’addetto filmato mentre sferrava violenti calci alla povera elefantessa, malata ed anziana, sembra improbabile, riferiscono con ironia gli animalisti, che lo stesso non se ne sia accorto. Anzi le schermaglie procedurali farebbero apparire, se non un coinvolgimento, almeno una presunta consapevolezza da parte del proprietario.

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