GEAPRESS – Sono stati filmati pochi giorni addietro i delfini prigionieri delle micro vasche della città costiera giapponese di Taiji (vedi video). Sono i prescelti per i delfinari. Nel mare rosso sangue (in Giappone i delfini vengono macellati per l’alimentazione umana) si aggirano i mandanti dei delfinari che scelgono gli animali reputati idonei al duro e ripetitivo addestramento.

I branchi di delfini vengono captati al largo delle coste occidentali giapponesi e spinti, grazie ad una vera e propria barriera sonora provocata da una fila di imbarcazioni, all’interno di alcune baie. Tra queste quella di Taiji, nella costa sud occidentale giapponese. Quando gli animali sono ormai entrati nella baia, viene calata una rete per bloccare l’entrata dell’insenatura. Il giorno dopo i macellai provvederanno ad uccidere i delfini, finendoli, una volta a riva, con un profondo taglio alla gola. I responsabili dei delfinari, scelgono invece gli individui da trasferire nelle strutture della cattività acquatica. In Italia non risultano delfini prelevati a Taiji, ma ve ne sono di cattura, tra cui alcuni provenienti da una struttura texana che ha a sua volta importato dal Giappone. La realtà è che una volta entrati nel circolo delle compra vendite e scambi tra delfinari, nessuno può sapere esattamente la fine che faranno. Questo anche alla luce del fatto che i certificati Cites che dovrebbero sempre accompagnare gli animali, sono troppo spesso, facilmente falsificabili.

Intanto a Taiji, i delfini rimangono prigionieri delle piccole vasche in attesa del loro trasferimento. Sea Shepherd, che da mesi mantiene un presidio nella baia, è riuscita a documentarli. Nel corso dei giorni di Natale, non vi sono state mattanze, ma tra poco si inizia di nuovo. La caccia al delfino, infatti, è autorizzata fino al 31 marzo. I delfini prigionieri delle piccole vasche, in attesa di essere trasferiti nei delfinari, sono lì per l’arroganza e l’avidità umana, dicono quelli di Sea Shepherd che ricordano anche il loro attivista,  Erwin Vermeulen,  da alcuni giorni in stato di arresto nella città di Shingu. E’ un cittadino olandese, ma gli è stata negata sia l’assistenza della sua ambasciata che di un avvocato giapponese. E’ stato riconosciuto da un dipendente della struttura detentiva (di delfini) del Dolphin Resort Hotel di Taiji. “Sono stato spintonato“, ha riferito il dipendente. Quanto è bastato, pur senza alcun testimone, per arrestare Erwin Vermeulen, che potrà rimanere in gattabuia per 38 giorni di fila.

Un piano per sbarazzarsi della presenza degli attivisti, sostengono in molti.  L’appello di Sea Shepherd, è quello di inviare email, fax, lettere ma anche telefonate alle ambasciate e consolati giapponesi, in ogni parte del mondo si trovino. I vostri sforzi, dicono gli ambientalisti, porteranno alla fine degli orrori di Taiji. Per i poveri delfini, invece, li attende l’avvilente addestramento del cosiddetto rinforzo positivo. Gli animali, presi per fame, compiono un esercizio solo per riceve un pesce come ricompensa. L’esercizio deve essere ripetuto ogni giorno, anche quando il delfinario, ad esempio nel periodo invernale, è chiuso. Anzi viene ripetuto anche negli intervalli tra uno “spettacolo” e l’altro.

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