GEAPRESS – La decisione è dello scorso novembre. Il presidente della Zimbabwe annuncia l’invio alla Cina di un certo numero di elefantini. Un dono, riferiscono i media. Di fatto in questa maniera viene anche “risolto” l’impedimento commerciale, che forse qualche problema avrebbe potuto sollevare per le autorizzazioni Cites. Ad ogni modo le popolazioni di elefante dello Zimbabwe sono inserite nell’Appendice II della Convenzione di Washington (Cites è il suo acronimo) sul commercio di specie rare e minacciate di estinzione. Si possono esportare ma all’interno di quote.

Comunque sia andata, il Presidente ha deciso ed in quel paese, tutto, ma proprio tutto, è deciso dal Presidente. A protestare è solo lo Zimbabwe Conservation Task Force, ma nessuno sta a sentire. Gli elefantini partono. Un primo scalo a Dubai e poi in Cina. Al loro seguito  ne dovrebbero arrivare altri 14.

Zimbabwe Conservation Task Force, la non-profit fondata nel 2001 con lo scopo di preservare la natura di quel paese, insiste nella protesta e da Animal Asia Fundation viene a sapere, proprio pochi giorni addietro, la sorte dei quattro poveri cuccioli. Sarebbero stati divisi tra il Taiyuan Zoo e lo Xinjiang Tianshan Safari Park. Qui, uno dei due, è morto. La temperatura, in quel posto, sarebbe in questi giorni di venti gradi sotto zero. Un bel balzo, per il povero elefantino nato nella calda savana africana e finito in un orrido stanzone gelato.

La protesta monta e delle cosa viene coinvolto il Segretario generale della Convenzione di Washington che proprio ieri ha fornito il suo responso. In sintesi: abbiamo contattato le autorità della Cina e dello Zimbabwe per sapere se hanno eseguito correttamente la procedura. Di fatto, non ci sono motivi ostativi.

La preoccupazione è ora per gli altri 14 elefantini che da qui a breve lo Zimbabwe dovrebbe inviare agli zoo cinesi. Giova però ricordare che i traffici di elefanti non avvengono solo tra paesi più volte criticati, ad esempio per il mancato riconoscimento dei diritti (umani). Tutti i giovani elefanti africani presenti nei circhi italiani, provengono dai paesi dell’area del sud Africa. Il loro commercio iniziò proprio quando l’elefante africano venne declassato dall’Appendice I (quella cioè di massima protezione ) alla II della Convenzione di Washington. Siamo nella seconda metà degli anni novanta. Come nello Zimbabwe, tanto per intenderci. Più paesi  e più personaggi vennero coinvolti nelle spedizioni di elefantini africani. Tra i commercianti c’era un italiano, finito allora sotto processo in un Tribunale di Pretoria,  originario della provincia di Alessandria.

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