GEAPRESS – I responsabili del circo avrebbero riferito che si e trattato di un incidente e che le misure di sicurezza erano state prese. Sta di fatto che la tigre ha artigliato in maniera così profonda la  mano che è stata necessaria l’amputazione. Inizio di una tragedia, perché  il fratello dell’operaio bosniaco del Circo Weber, attendato a Catanzaro, presente a quanto pare durante l’incidente, si è suicidato. Da quanto si è avuto modo di apprendere, di recente vi era stata pure la morte di un terzo fratello.

Questo, però, è solo l’ultimo di tanti gravi incidenti che hanno accompagnato la storia del circo italiano dal 1998 ad oggi. Da quando, cioè, una legge contenitore di fine anno, riuscì a modificare (solo per  i circhi) il regime autorizzatorio per la detenzione di grandi felini, elefanti, rinoceronti, orsi, ippopotami ed altri animali pericolosi.

Prima di allora (da quando, cioè, il primo gennaio 1997 entrò in vigore la specifica normativa) tutti i circhi che avevano fatto richiesta di essere autorizzati, non avevano ricevuto il nulla osta dalla competente autorità ministeriale incaricata dall’art. 6 della legge 150/92 (quella sui reati in violazione della legge italiana che ha recepito la Convenzione di Washington sul commercio di specie rare). Tutti, nessuno escluso. Dal Moira Orfei, fino al Weber. La normativa, infatti, venne depotenziata grazie anche ad un continuo rimaneggiamento dei criteri emanati dal Ministero dell’Ambiente, sulla corretta detenzione di tali animali. Per ben tre volte e sempre in favore dei circhi. 

Dal 1998  numerosi incidenti, anche mortali, causati soprattutto dalle tigri. Il primo circo, per numero di incidenti denunciati, è il Moira Orfei. Sempre fatalità, o colpa degli operai.

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