GEAPRESS – Con una nota diffusa poche ore addietro, l’Azienda USL 8 di Arezzo ha cercato di fare chiarezza dopo che alcuni organi di informazione hanno rilevato l’incongruenza tra il parere rilasciato in data 5 gennaio dal Servizio Veterinario allo zoo di Poppi ed il successivo intervento del Corpo Forestale dello Stato e dei Carabinieri del NAS congiunto a loro Veterinari di fiducia (vedi articolo GeaPress). Il risalto constatato nell’avere accostato i due interventi, “non è affatto piaciuto ai Veterinari ASL“. Questo il commento dell’Azienda USL 8 espresso in una nota che probabilmente sarà destinata ad incrementare le polemiche.

Per l’ASL 8 di Arezzo, infatti, tutto va ricondotto alla specifica norma, ovvero quella che regola l’attività degli zoo. Nella nota dell’ASL non appare l’estremo di legge, ma deve ritenersi che trattasi del decreto legislativo n. 73 del 2005, il quale prevede, tra le altre cose, disposizioni sul benessere degli animali.

Per l’ASL 8 però al Servizio Veterinario Pubblico sono demandati esclusivamente i controlli sui potenziali pericoli di diffusione delle malattie infettive e dell’insorgenza di inconvenienti igienico sanitari. “Le normative vigenti (?) attribuiscono invece al Corpo Forestale dello Stato, ai Medici Veterinari ed agli zoologi specializzati, competenze per i controlli annuali sul benessere animale, sugli aspetti zootecnici, sulla idoneità e sugli atti autorizzativi delle strutture presenti negli zoo, nonché le azioni di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica”.

Dunque, benessere animale ed aspetti zootecnici non competono. Quale Veterinario, però, è competente se non anche quelli dell’ASL?

Ma cosa aveva rilevato l’ASL di Arezzo? Il loro intervento era in effetti scaturito da una segnalazione dell’Europarlamentare Andrea Zanoni, notoriamente sensibile alle tematiche animaliste e ambientaliste, pervenuta nel dicembre scorso.

Questo quanto comunicato dall’ASL all’On.le Zanoni: “Tutti gli animali vengono mantenuti in appositi recinti, gabbie o voliere, talvolta dotati di doppia recinzione, a nostro parere apparentemente sicure, di dimensioni medie (non piccolissime) ed in discrete condizioni, verosimilmente già sottoposte a valutazione di idoneità dagli organi competenti sia per gli aspetti di carattere zoologico (Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio) che di sicurezza ed incolumità pubblica (Autorità Prefettizia). Evidentemente – prosegue la nota dei veterinari della Asl – per la maggior parte di loro, per il cervo come per il furetto, per il gufo reale come per il fagiano europeo, le condizioni di mantenimento sono ben lontane da quelle vissute in natura da individui della stessa specie che si trovano allo stato libero. In alcuni casi, vale per il vecchio orso o per le scimmie, la lince o i rapaci, la diversità dei due ecosistemi è tanto eclatante da indurre un unanime sentimento di richiesta di interventi a favore di un maggiore equilibrio ecologico, per la cui definizione, qualora possibile, necessariamente si rimanda al giudizio dei competenti tecnici specializzati intervenuti, verosimilmente già espresso ma non in nostro possesso”.

L’ASL di Arezzo specifica altresì come “la sostanziale assenza di irregolarità sanzionabili da parte del Veterinario di Stato“, era pertanto riferita alla valutazione sui rischi di propagazione di malattie infettive, sull’applicazione di corrette prassi igienico sanitarie e sulla gestione generale degli allevamenti.

La revisione degli aspetti di competenza attuato dal Corpo Forestale nel febbraio 2012, si legge sempre nella nota dell’ASL di Arezzo, ha indotto il Prefetto di Arezzo a revocare, per motivi di sicurezza, l’autorizzazione alla detenzione di animali pericolosi, a suo tempo concessa allo Zoo.

Dunque, almeno per gli zoo, non chiamate i Veterinari dello Stato, ma i Medici Veterinari, come dice l’ASL di Arezzo. Circa il Corpo Forestale, poi, deve revisionare di frequenza.

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