GEAPRESS – Lo zoo in questione è quello de “La Rupe” di Civitella Casanova, in provincia di Pescara. La Sezione Investigativa del Servizio CITES di Roma del Corpo Forestale dello Stato ha comunicato oggi il sequestro di ben 110 animali, appartenenti sia a specie autoctone che esotiche. In particolare il maltrattamento è scattato per il coccodrillo nano e i due caimani. Entrambi, secondo quanto comunicato dalla Forestale, sarebbero stati detenuti in una piccola vasca con acqua putrescente a causa di un’interruzione della fornitura elettrica. Non beneficiavano perciò delle condizioni di temperatura e umidità necessarie alla loro sopravvivenza.

L’inidoneità a non potere ospitare gli animali è però riferita all’intera struttura, la quale era peraltro priva della necessarie autorizzazioni ministeriali. Giaguari, leoni, tigri, puma, gatti selvatici, linci, bertucce, canguri, coccodrilli, caimani, boa costrittori ed iguane, tutti sotto sequestro.

Singolare la provenienza di alcuni di questi animali, fatto che ripropone ancora una volta la mancanza in Italia di aree sufficienti ad ospitare animali sequestrati a trafficanti ed a chi li maltratta. Nello zoo La Rupe, in base a quanto appreso da GeaPress, era detenuta la tigre sequestrata presso la residenza di un boss della malavita pugliese. Il boss era stato assassinato pochi mesi prima (vedi articolo GeaPress). C’era poi la lince sequestrata, dopo il terremoto, ad una coppia aquilana che la deteneva illegalmente.

Luoghi, come lo zoo abruzzese, che a ben guardarli propongono tutti i messaggi tipici dell’industria della cattività. Azione educativa e salvaguardia delle specie. A Civitella Casanova mancava però l’autorizzazione ministeriale. Più o meno lo stesso motivo contestato dal NAS dei Carabinieri di Venezia lo scorso dicembre ad uno zoo gestito da un ex prestigiatore. Aveva pure ospitato gli spot girati con l’europarlamentare Sergio Berlato, strenuo difensore delle ragioni della caccia, in chiave antianimalista. Nel giugno dello scorso anno un altro zoo ancora, questa volta in provincia di Verona e divenuto oggetto di intervento del Corpo Forestale dello Stato (vedi articolo GeaPress). Anche in questo caso non vi era autorizzazione ministeriale. Parte degli animali vennero trasferiti nel Centro di recupero Fauna Esotica e Selvatica di Sasso Marconi (BO).

Forse un giro di vite nei confronti di alcune strutture comunque prive dell’autorizzazione del Ministero dell’Ambiente. Come fa notare lo stesso Corpo Forestale, stante il reato di maltrattamento contestato ora nello zoo abruzzese, potrebbero avviarsi le procedure di chiusura nel caso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, autorità preposta alla vigilanza, sancirà la mancanza dei requisiti minimi per l’esercizio di tale attività.

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