GEAPRESS – Incidente al Safari Park d’Abruzzo, ovvero lo zoo con annessi spettacoli in stile circense. Appartiene ad uno dei più noti rappresentanti della famiglia circense dei Bellucci. Una bambina di quattro anni sarebbe caduta da un elefante, ieri mattina, battendo violentemente la testa in terra. Immediate le operazioni di soccorso che hanno reso necessario l’intervento di un elicottero per il ricovero presso l’ospedale di Pescara. Gravi le condizioni.

Cosa ci faceva una bambina sopra un elefante? I tour in groppa al pachiderma, sono disponibili già nelle stesse fotografie dello zoo abruzzese. Di fatto la legislazione italiana, nel timore di compromettere un seppur minimo interesse economico, non solo rende possibile lo zoo-spettacolo, come quello abruzzese, ma rende possibili le interazioni tra spettatori ed animali. Il tutto, però, nasce paradossalmente da un divieto che, negli anni novanta, venne rilasciato alle imprese circensi italiane. Non erano, infatti, nelle condizioni di detenere animali definiti pericolosi e, tra questi, proprio gli elefanti.

Apriti cielo. Un incredibile numero di circolari, tra Ministero dell’Ambiente, della Salute e dell’Interno, riuscì a confondere il tutto fino ad una definitiva circolare del 2002 rilasciata dall’allora Ministro dell’Interno Scajola. I circhi possono detenere animali pericolosi se autorizzati dalle Prefetture.

Cosa è il Safari Park d’Abruzzo? Alla Camera di Commercio è registrato anche per “spettacoli equestri e di arte varia” oltre che “operatore circense”. Per detenere elefanti ha di fatto bisogno solo di una autorizzazione rilasciata dal Ministero per i Beni Culturali. La stessa che autorizza le giostrine ed affini. Poi ci sarebbero dei parametri del Ministero dell’Ambiente in merito al corretto mantenimento degli animali pericolosi, che vieterebbero queste performance. Non sono, però, provvedimenti di legge. Solo pareri tecnici, forse di natura regolamentare, rilasciati in ottemperanza ad una legge. Sul semplice riferimento per i Veterinari ASL, i quali riferiranno poi alle Prefetture, verranno infine rilasciati i permessi alla detenzione.

La legge richiamata è la 150/92, ovvero quella relativa ai reati di cui alla Convenzione di Washington sul commercio di specie minacciate di estinzione. All’articolo sei, disciplina la detenzione dei pericolosi sia per i circhi che per i giardini zoologici. Per avere quest’ultima qualifica (ovvero ad esistere come zoo) il Safari Park dovrebbe essere in possesso dell’apposita licenza del Ministero dell’Ambiente, che però, secondo recenti polemiche, lavora con tempi elefantiaci. Questo nonostante il decreto legislativo, che ha previsto la licenza, sia vecchio di sette anni. A sua volta, tale disposizione, doveva recepire una Direttiva europea vecchia di altri sei anni.

Ad ogni modo, circa gli animali pericolosi, anche i giardini zoologici dovrebbero essere autorizzati dal Ministero dell’Ambiente, salvo licenza zoo già rilasciata. Le cose, a questo punto, si complicano ulteriormente.

Nel nostro paese, tutto viene fagocitato da una complessa, quanto funzionale, burocrazia. Quanto basta per lasciare le cose come stanno.

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