GEAPRESS – Ha vinto il Radicchio Rosso, quello maiuscolo, vanto della produzione trevigiana, dove qualcuno, però, voleva piazzarci i rifiuti speciali. Anzi, a dire il vero, questo qualcuno non è poi tanto misterioso, considerato che in favore della ditta proponente, si erano avuti i pareri positivi della Commissione Regionale Valutazione Impatto Ambiente, dei Giudici del TAR Veneto e ovviamente della Giunta Zaia. Non una volta, addirittura due volte di seguito. Ovvero anche in occasione del primo atto censorio del Consiglio di Stato che ora ha confermato, nella sentenza depositata mercoledì scorso (scarica la sentenza) il provvedimento con il quale è sancito che i rifiuti speciali a Zero Branco (TV) non devono andarci.

Il Consiglio di Stato, ha rilevato la particolare destinazione urbanistica del Comune di Zero Branco (opponente alla costruzione dell’impianto), proprio nell’area interessata ai lavori. Zona agricola di primaria importanza, ha sottolineato il Consiglio di Stato, ovvero l’area interessata alla produzione del Radicchio rosso di Treviso e del Variegato di Castelfranco, vanto delle produzioni agricole venete, mai eguagliate nei patetici tentativi, anche esteri, di copiatura.

Il Consiglio di Stato, che salva così le giuste istante del Comune, riconoscendo di fatto le preoccupazioni delle popolazioni locali e degli agricoltori, ha ravvisato, nelle sue motivazioni, sia il difetto di motivazione che di eccesso di potere per travisamento dei fatti. Ad avere pasticciato, sarebbero proprio i riferimenti regionali che avevano consentito a quell’impianto non solo di esistere una prima volta, ma anche dopo l’intervento del 2009 del Consiglio di Stato. Trattamento di rifiuti speciali ed un precedente imbarazzante richiamato nella stessa Sentenza del Consiglio di Stato. “…sussiste una condanna irrevocabile per il reato di traffico illecito di rifiuti a carico del legale rappresentante della Società richiedente l’autorizzazione per cui è causa”. Pena, poi, estinta per indulto.

Al di la delle disquizioni giuridiche addotte dalle rispettive parti, viene però da chiedersi come degli organi politici regionali possano non opporsi a quella che sembrerebbe soprattutto una scelta dal sapore (a dire il vero un po’ bruttino, trattandosi di rifiuti) squisitamente politico. Come si può autorizzare il tutto tra le produzioni agricole che rappresentano il vanto del Veneto, ma anche fiore all’occhiello dei prodotti di qualità del nostro paese nel mondo intero?

Dove è finita l’identità veneta, per la quale è bene ricordare esiste un Assessorato apposito nella Giunta regionale?

Alla tutela delle produzioni tipiche del radicchio rosso fa invece esplicito riferimento l’europarlamentare veneto dell’IdV Andrea Zanoni, secondo il quale la Regione ha violato norme statali approvate in attuazione di precise direttive comunitarie. Capannoni abusivi, riferisce l’On.le Zanoni, alti nove metri e per i quali ora il Sindaco di Zero Branco deve provvedere al loro abbattimento. Scelte spregiudicate i cui effetti devono ora essere eliminati dopo che il Consiglio di Stato si è espresso, per la seconda volta in tre anni, sull’illegittimità dei provvedimenti autorizzatori.
 
La magistratura trevigiana – ha dichiarato l’On.le Zanoni – dovrebbe ora aprire un fascicolo nei confronti della Regione Veneto, che per ben due volte ha dato illegittima autorizzazione alla Mestrinaro [ndr. la ditta di cui al trattamento dei rifiuti], violando anche le disposizioni del Consiglio di Stato che già il 29 settembre 2009 con la prima sentenza, la n. 4962, aveva sancito l’illegittimità dell’impianto della Mestrinaro, sentenza poi gravemente disprezzata dalla giunta Zaia”.

Considerato che siamo innanzi al secondo intervento censorio del Consiglio di Stato, l’eurodeputato già molto noto per il suo impegno in difesa dell’ambiente, ha altresì auspicato “che in questa vicenda vengano compiute tutte le procedure previste per il rispetto delle norme e della sentenza dei giudici, senza ulteriori inciuci né intrallazzi vari che favoriscono pochi, cagionando danni all’ambiente e quindi alla salute dei cittadini. Perciò mi impegno a vigilare sull’intera questione, pronto in caso di necessità, a portare in Europa tutta la questione.”

Ad aggravare la posizione della Regione Veneto, come si legge nella Sentenza depositata il 28 scorso, risulta che la stessa, in violazione delle norme statali ed europee, avrebbe occultato al Comune di Zero Branco importanti documenti sull’impianto di trattamento di rifiuti speciali.

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