GEAPRESS – Vorremmo che l’Agenzia Internazionale dell’Energia, mantenesse la ledership che finora le è stata riconosciuta nel sottolineare il legame tra consumo di combustibili fossili e cambiamenti climatici. Questo il commento, che sa di tiratina di orecchie, alla pubblicazione del World Energy Outlook, ovvero il rapporto annuale dell’Agenzia.

La domanda mondiale di greggio, secondo il Rapporto, è destinata a salire del 14% al 2035. Secondo il WWF il rapporto, però, evidenzia l’impatto sull’ambiente ma non trae le dovute conseguenze e non spiega abbastanza come l’efficienza energetica e l’energia rinnovabile, siano la via d’uscita globale da questi problemi. Se da un lato, infatti, il Rapporto prefigura un mondo insicuro ed inefficiente a causa del legame con i combustibili fossili, per il WWF deve essere sottolienato come la metà della nuova capacità energetica mondiale proverrà dalle energie rinnovabili. Questo proprio entro il 2035. Per raggiungere questa meta basterebbe mantenere il trend attuale che potrebbe portare, secondo l’Energy Report prodotto dal WWF, al 100% di rinnovabili entro il 2050.

Se da un lato la Cina e le altre economie emergenti potrebbero portare il prezzo del petrolio, a 120 dollari al barile, come sostiene l’Agenzia Internazionale dell’Energia, e pur vero che tali previsioni poco si scostano degli attuali prezzi.

Tale ipotesi sarà difficile da rispettare – ha dichiarato Maria Grazia Midulla, responsabile Policy Clima ed Energia del WWF Italia – se tutti i nuovi tre miliardi di consumatori delle economie emergenti useranno il petrolio“.

Si avrebbe cioè un picco nei prezzi mai visto. Molto critica anche la scelta di sostuire il petrolio con il gas, cosa che invece molti analisti prevedono. Questo significherebbe, dice sempre il WWF, andare a produrre un riscaldamento globale di ben tre gradi e mezzo. Un azzardo pericoloso che manderebbe all’aria gli stessi impegni, sanciti a livello internazionale, di mantenere l’aumento della temperatura globale entro i due gradi rispetto all’era preindustriale.

Senza proporre soluzioni, il Rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, ha evidenziato come nel 2035 si potrà arrivare al consumo giornaliero di 99 milioni di barili di petrolio, ovvero 12 milioni in più rispetto a quelli previsti nel 2012.

Eppure, rileva il WWF, è possibile portare energia pulita e sicura alle popolazioni povere. Costerebbe meno di 50 miliardi di dollari all’anno per i tre miliardi di persone che già oggi sono prive di tale fonte. Sembra un costo enorme ma in effetti già la semplice sommatoria delle importazioni di petrolio di Europa e Stati Uniti, ha un valore più alto di ben 12 volte. Per non parlare dei sussidi ai combustibili fossili per i consumatori pari a 400 miliardi di dollari annui che ben poco servono alle popolazioni povere. Appena il 20% di quelli del pianeta ne godono, peraltro in misura inferiore ad un decimo del totale dei sussidi. Ricchezza, ovvero energia, mal distribuita. Di fatto, sempre secondo il WWF, i poveri del mondo pagano già i consumi energetici crescenti della classe media e peggiorano il problema dei cambiamenti climatici.

Basterebbe utilizzare questi soldi – ha precisato Maria Grazia Midulla – per incentivare le rinnovabili e per portare energia pulita ed economica alle persone che davvero ne hanno bisogno, ovvero le popolazioni più povere.”

Non solo, nei Paesi in via di sviluppo, più di 1 miliardo di persone è del tutto privo di un accesso sicuro all’energia elettrica. 2,5 miliardi, invece, utilizzano carbone e biomasse inquinanti e inefficienti per cucinare e per riscaldarsi.

In altri termini, è condivisibile quanto asserito dalla Agenzia Internazionale dell’Energia con il suo World Energy Outlook, ovvero che l’aumento delle popolazione e lo sviluppo delle economie emergenti porterà al rialzo del fabbisogno di energia nei prossimi decenni. A tale fenomeno, però, bisogna fornire una proposta che secondo il WWF non può prescindere dalle rinnovabili. Anzi, è proprio nel loro sviluppo che risiede la soluzione. Viceversa si continueranno ad aggravare i problemi (ivi compresi quelli ambientali) di un sistema che è già fortemente scompensato in termini di usufruizione di energia.

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