orso trentino
GEAPRESS – Intervento di Legambiente e WWF Italia, in merito all’ormai nota vicenda dell’attacco di un orso nei pressi di Trento.

Le due associazioni, dopo avere espresso la loro solidarietà alla sfortunata persona che ha subito l’attacco del plantigrado, hanno oggi comunicato di condividere la linea di azione espressa dalla Provincia di Trento, ovvero di procedere rapidamente nelle attività di indagine per arrivare in breve all’identificazione dell’esemplare, accertarne il sesso e se si tratti dello stesso animale responsabile dell’altro caso avvenuto circa 10 giorni fa a 20  chilometri di distanza.

Accertando questi elementi, hanno riferito WWF e Legambiente, si potrà verificare la causa di quanto avvenuto, l’eventuale aggressività dell’esemplare e la sua reale pericolosità in base al protocollo di gestione di questa specie che, in casi di accertata pericolosità, può prevedere anche la cattura o l’abbattimento.

L’orso è un animale estremamente intelligente con caratteri comportamentali per certi versi simili alla nostra specie. “Ci sono esemplari schivi, altri confidenti, alcuni elusivi o aggressivi – riporta la nota delle due associazioni – Imparano velocemente, sono adattabili e imprevedibili. La convivenza con questi animali passa soprattutto per l’adozione di un adeguato comportamento da parte nostra, che deve essere principalmente volto ad evitare un incontro. Sebbene non siamo di fronte all’indole aggressiva di animali spiccatamente territoriali come i Grizzly americani, la presenza di una popolazione di orsi implica anche una presa di coscienza che il “rischio zero” non esiste”.

E’ pur evidente che i rischi aumentano quanto più l’ambiente è antropizzato e in relazione al numero di orsi. Nella vicina Slovenia, infatti, con una popolazione di 450 orsi si registra all’incirca un attacco all’anno. E’ fondamentale dunque informare ed essere informati di quale sia il comportamento idoneo creando le condizioni per farsi sentire dagli animali ed evitando l’incontro. E’ importante, inoltre, sottolineare che siamo di fronte ad un problema che riguarda un singolo esemplare e non la maggioranza o totalità della popolazione di orsi presente oggi sulle Alpi, frutto di un progetto di reintroduzione conclusosi da tempo”.

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