daniza III
GEAPRESS – Che fine ha fatto l’Orsa Daniza? Sta bene con i suoi cuccioli, costantemente “osservata” grazie ai segnali lanciati dal suo radiocollare. La posizione esatta, però, non viene mai diffusa. E’ in Val Rendena, ma di più non viene detto. La riottosità degli esperti che stanno seguendo gli spostamenti di mamma orsa è giustificata dalla presenza di curiosi che si spingono nei luoghi per poterla vedere. Lo conferma  il dott. Claudio Groff, referente per la gestione dell’Orso del Servizio Foreste e Fauna della Provincia Autonoma di Trento,  nel corso di una lunga intervista rilasciata a GeaPress, proprio in merito alle recenti vicende sull’Orsa Daniza.

Un animale già attentamente monitorato ma che, da pochi giorni, ha visto cambiare il mondo che le girava attorno. Questo, però, nel modo di vedere dell’uomo, considerato che l’orsa, ignara di quanto sta accadendo, continua a godersi il suo essere mamma.

In ogni momento – spiega il dott. Groff – è possibile sapere con esattezza dove si trova l’Orsa Daniza ed ovviamente non vi è alcuna “fuga” come da più parti riportato. I suoi spostamenti sono assolutamenti naturali”.

Nessuna trappola dell’uomo è stata aggirata, così come non vi è alcuna insidia da parte dei maschi che vorrebbero ucciderle i cuccioli per produrre una propria progenie. Il fenomeno, se ancora presente, è di certo secondario. Niente, cioè, rispetto a quanto succede in primavera, ovvero la stagione degli amori.

Dunque, nessun uomo e nessun orso, sta determinando una improbabile fuga. Perchè, allora, non si riesce a catturarla?

Già in tre altre occasioni – riferisce il dott. Groff –  Daniza è stata catturata per il suo radiocollare. Questa volta  si tratta di una esigenza diversa ed è stata utilizzata una  trappola a tubo. Questo sia in difesa dell’orsa che degli operatori. Il tempo di cattura non è però prevedibile ed in questo momento non vi è intenzione di cambiare tecnica”.

Le persone, però, possono stare tranquille. Il punto preciso dove Daniza si trova è costantemente rilevato. Anzi, un suo monitoraggio, era attivo già da prima. Poi, però, è avvenuto l’incidente e tutto è cambiato a causa di quel comportamento da qualcuno definito “anomalo”.

Le cose, però, stanno veramente così?

Fino a pochi giorni addietro – spiega il dott. Groff – l’orsa era attentemente monitorata perchè confidente. Erano stati lamentati danni anche vicino ai centri abitati e pertanto gli spostamenti di Daniza erano stati tenuti  in debita considerazione. Ci sono stati anche due falsi attacchi ma sempre in presenza di piccoli [il falso attacco è un atteggiamento di dissuazione messo in atto nei confronti di una presenza avvertita come potenziale pericolo ndr]”. Quanto successo l’altro giorno viene ora considerato su un altro livello ma sempre in applicazione del Piano Nazionale sulla Tutela dell’orso. In altri termini si sarebbe così costretti ad agire, ovvero con la captivazione dell’orsa Daniza. Dunque, il fatto determinante, è stato rappresentanto dal ferimento della persona.

Gli esperti, per ora, hanno verbalizzato quanto dichiarato da chi ha comunque riportato ferite importanti ma per fortuna nel complesso non gravi.

In altri termini vale il contatto, senza che il Piano specifici più di tanto su altri fattori quali, ad esempio, il comportamento tenuto dal soggetto. Se opportuno, ad esempio, ad evitare il contatto. “Ad ogni modo – tiene a precisare il dott. Groff – quando il signore che è stato ferito starà meglio si procederà con un sopralluogo congiunto nei luoghi. Questo al fine di capire esattamente cosa è successo“.

I tecnici confermano inoltre come la difesa dei cuccioli rappresenti un comportamento normale, così come pochi dubbi si nutrono sull’infondatezza delle ipotesi circolate in questi giorni in merito all’area di diffusione dell’orso definita da alcuni sovraffollata o addirittura satura. Le cose, non stanno affatto in tale maniera.

Per il dott. Groff, infatti, non si può parlare di sovraffollamento, termini che hanno fatto spesso capolino nel corso delle polemiche di questi giorni. “Tali fenomeni potrebbero essere veri qualora gli orsi si venissero a trovare in un ambiente chiuso, ma così non è. La popolazione di orsi sta di fatto ampliando l’area  frequentata. Le densità stimate per l’ambiente alpino forestale,  rimarranno tali anche per il futuro. Non a caso è stato messo in atto, già da qualche tempo,  un costante contatto con le Regioni confinanti. Di fatto gli orsi che sono rimasti in un ambiente più ristretto, sono solo le femmine“.

Cosa succederà all’orsa ed ai suoi cuccioli, una volta che sarà catturata?

“I cuccioli a questa età hanno  discrete possibilità di sopravvivenza e per questo potrebbero restare in natura. L’orsa, invece, sarà portata in un’area faunistica vicino a Trento”. Una volta cresciuti, mamma orsa tende infatti ad allontanarli e la successiva primavera, dopo il periodo di letargo, arriva una nuova cucciolata

Dispiace doverla catturare’?

Dispiace, dispiace a tutti. Ma dobbiamo capire che non siamo in Alaska o in Siberia e la presenza dell’orso è legata a quella dell’uomo. Quando occorrerà, alcuni animali dovranno essere allontanati“.

Chiediamo in ultimo al dott. Groff se in qualche maniera si è rotta la fiducia tra le persone ed un possibile progetto di convivenza con l’orso.

Si, e non si tratta solo di una semplice percezione del problema. Il monitoraggio dei pareri delle persone, attuato con sondaggi statistici, ha mostrato come il loro atteggiamento  è peggiorato. Le cause, a mio avviso, sono da ricercare nel troppo spazio dato agli orsi problematici, prima di procedere alla cattura. Una pessima pubblicità per l’intero progetto e gli orsi in generale. Troppo tempo per rimuoverli con effetti controproducenti per l’intera popolazione animale. C’è poi una mancanza nella capacità di educare le persone, informandole cioè del giusto approccio da tenere con gli orsi

Dunque, per l’orsa Daniza, il destino sembra essere segnato. La stessa risposta del Ministero dell’Ambiente alla nota della Provincia di Trento sarebbe arrivata, secondo indiscrezioni riferite nei giorni scorsi a GeaPress, in tempi quasi immediati. Anche per il Ministero Daniza deve essere catturata.

                                            GLI ULTIMI INTERVENTI E LA POSIZIONE DEL WWF

Gli ultimi interventi sull’orsa Daniza, sono quelli del Centro recupero Fauna il Pettirosso di Modena, che si chiede “quale madre vedendo o credendo in pericolo il proprio figlio non si sarebbe avventata contro un’ intruso che entra nella propria casa o che al parco si avvicina al passeggino“. Dubbi vengono espressi sulla dinamica di quella che è stata definita una aggressione al cercatore di funghi. Vi è, poi, l’esigenza di una attenta verifica senza la quale non sarebbe opportuno, sempre ad avviso del Centro il Pettirosso, procedere alla cattura. Il Centro, però, mette a disposizione i propri volontari e mezzi  “per aiutare a far si che l’orsa non sia un problema ed il progetto un fallimento“.

Un intervento ancore più articolato è stato invece espresso dal WWF. Con un documento riportante la firma della presidente nazionale Daniela Bianchi e dei delegati di Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto e Piemonte, il WWF conferma la sua contrarietà alla cattura ritenendo che il comportamento dell’orsa vada inquadrato nel suo significato biologico mentre i provvedimenti devono essere concordati  a livello nazionale e sovranazionale.

Anche il WWF sottoliena l’esigenza che venga lasciato il tempo necessario per un approfondimento su come l’incidente sia accaduto e per un monitoraggio dell’animale che meglio tratteggi gli attuali atteggiamenti e comportamenti dell’orsa. L’auspicio è che venga attentamente valutata la presenza dei due cuccioli. “Se Daniza é un esemplare adulto – riferisce il WWF nella sua nota – di etá tendenzialmente avanzata e con un potenziale riproduttivo giá ampiamente espresso, ai due giovani, peraltro non responsabili di alcun comportamento aggressivo, va garantita la possibilità di diventare adulti in grado di sopravvivere nell’ambiente selvatico”.

Un’analisi dell’accaduto che sia dunque il più possibile oggettiva e scientifica e dalla quale vengano banditi tutti gli approcci emozionali, demagogici e strumentali. Il riferimento del WWF è alla dinamica dei fatti che deve essere ancora analizzata e ricostruita.

Perchè è successo tutto ciò? E cosa vi è di anomalo, rispetto ad altra specie, nell’atteggiamento di mamma orsa?

Giova ricodare, riferisce sempre il WWF, che appena nel mese scorso, nella Stubaital, Tirolo del Nord – Austria, una decina di vacche con vitelli in condizioni di alpeggio brado hanno caricato ed ucciso a cornate un’escursionista germanica che attraversava il loro pascolo con un cane al guinzaglio. “Attacchi di bovini” che si sono ripetuti in altre due occasioni per non parlare della recentissima notizia occorsa presso la malga di Sattlerhütte, a Meltina (BO), dove una donna è stata ospedalizzata a seguito di un attacco di una mucca. Animali notoriamente tranquilli, ma forse, hanno riferito le cronache, la donna si era avvicinata troppo.

In ultimo i richiami specifici alle responsabilità sugli interventi: nel protocollo del PACOBACE (Piano d’Azione interregionale per la Conservazione dell’Orso Bruno sulle Alpi Centro-Orientali), gli attacchi di un’orsa con i cuccioli occupano la posizione 16 su una scala di venti.

Eventualità che sono affrontabili, sempre ad avviso del WWF, sia con azioni leggere (intensificazione del monitoraggio tramite radio-collare), sia con azioni pesanti (cattura con rilascio allo scopo di spostamento e/o radiomarcaggio, cattura con captivazione permanente, abbattimento), ma che suggeriscono al contempo una valutazione caso per caso, tenendo conto del contesto, dei comportamenti pregressi e e della possibile reiterazione dei comportamenti pericolosi.

Qualsiasi operazione decisionale o provvedimento sugli orsi bruni delle Alpi Centrali, proprio per la particolarità del progetto LIFE URSUS, deve essere il frutto non di ordinanze particolaristiche di questa o quella amministrazione provinciale o regionale, bensì di una concertazione e di un percorso compartecipato tra enti locali, Ministero dell’Ambiente e Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientle: la pluralità di soggetti viene considerata un requisito essenziale ed irrinunciabile per un’attendibilitá ed un carattere delle decisioni.

        LA TELEFONATA TRA IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA ROSSI E IL MINISTRO DELL’AMBIENTE

Nel tardo pomeriggio è giunta comunicazione di una telefona intercorsa tra il Presidente della Provincia Autonoma di Trento ed il Ministro dell’Ambiente. Si apprende così che il progetto di reintroduzione dell’orso bruno non è in discussione. La Provincia, però è tornata sul numero massimo di orsi. “Come andiamo affermando da tempo, serve fissare un numero massimo nelle presenze del plantigrado al fine di renderle compatibili con il territorio, ormai fortemente antropizzato, oltre che con la vita, le attività e la tranquillità di residenti e turisti“.

Tale affermazione è stata altresì espressa dalla Provincia alla nota del Ministero dell’Ambiente che, definendo prioritaria l’esigenza di garantire la sicurezza degli abitanti trentini, ha auspicato che non sia messo in discussione il programma di ripopolamento.  Proprio questo pomeriggio lo stesso Presidente Rossi ha ulteriormente approfondito la questione e gli ultimi sviluppi nel corso del colloquio telefonico con il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti.

Il Ministro – fa sapere Rossi – ha condiviso, anche alla luce della valutazione dell’Ispra, il contenuto dell’ordinanza che dispone la cattura dell’orsa Daniza, giudicando l’operato della Provincia garantista sia relativamente alle modalità di cattura sia al destino dei cuccioli, che saranno lasciati liberi.”

Il presidente ha descritto al Ministro anche la tipologia dell’area dove Daniza è destinata, il sito del Casteler, non una “gabbia” ma una vasta area naturale attrezzata dove già vive un altro plantigrado. Sia Rossi sia il Ministro Galletti hanno inoltre condiviso la modalità per garantire la prosecuzione del progetto orso, progetto che già contiene al suo interno le regole e gli strumenti necessari a rendere compatibile la presenza della specie con i delicati equilibri che connotano il territorio e l’ambiente del Trentino.

Per quanto riguarda il contingentamento della popolazione ursina e il numero massimo di orsi ritenuto compatibile, e che potrebbe dunque essere ritenuto equilibrato rispetto alle “capacità” del territorio, Rossi comunica che ciò sarà oggetto di un prossimo incontro con il Ministro.

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