orso trentino II
GEAPRESS – Apertura di un tavolo per modificare l’impianto del progetto e revisione del Pacobace per garantirne la sostenibilità ma prima di tutto la sicurezza della popolazione.

Questo, in sintesi, all’oggetto dell’incontro avuto oggi a Roma, tra i vertici della Provincia di Trento ed il Ministro dell’Ambiente Galletti. Il tutto dopo l’ormai famosa aggressione di un orso avvenuta a Cadine, alle porte di Trento.

Il Governatore Ugo Rossi, accompagnato dall’Assessore Michele Dallapiccola, ha aggiornato il Ministro sulle prime misure adottate, ed in particolare sull’esito delle prime analisi condotte da Ispra sui campioni organici raccolti sul luogo ove si è verificato l’episodio e che gli esperti riconducono a KJ2, una femmina di circa 12 anni nata da Kirka e Joze.

I genitori di Kj2 provengono entrambi dalla Slovenia. La madre, Kirka, era stata catturata  nel maggio del 1999. Un anno dopo è la volta di Joze uno dei futuri sposi della famosa Daniza. Il suo cucciolo si sposterà poi nella provincia di Brescia.  La prima riproduzione accertata di Kirka avviene nel marzo 2002 (all’epoca della cattura aveva tre anni). L’orsa da alla luce due cuccioli, ma dal luglio dello stesso anno  perde il radiocollare rendendo meno diretto il suo monitoraggio.  La figlia KJ2 (ovvero l’orso dell’aggressione di Cadine), nel frattempo viene monitorata e nel 2012 da alla luce tre cuccioli. Nel Rapporto Orso del 2012 la Provincia di Trento riprende una foto di KJ2 pubblicata su “Il Trentino” che mostra l’animale in una strada di montagna tra due file di macchine. Di lei non sono noti, negli ultimi Rapporti della Provincia, danni particolari causati alle attività umane. Perchè KJ2 ha aggredito? Forse, se in presenza di cuccioli, è più protettiva e potrebbe essere in fuga da un maschio che le vuole uccidere i piccoli per accoppiarsi. Oppure potrebbe essere ferita, ma su questo ancora nessuno si pronuncia. Il due ottobre 2014 l’orsa KJ2 era però  finita investita all’altezza del chilometro 144 della Strada Statale Gardesana nel Comune di Vezzano. Ad urtare l’orsa erano stati due diversi veicoli che procedevano in direzione di Trento. L’animale , dopo essere rimasto un attimo in strada, era fuggito senza apparenti conseguenze. Questo, evidentemente, era stato dedotto sulla base delle dichiarazioni di chi presente.  Le ricerche eseguite con in cani, non avevano dato esito, ma dall’esame dei peli rimasti sui veicoli si era risaliti a KJ2. Da allora  non era stata più rivelata geneticamente e nessuna certezza, già allora, si poteva avere sulla gravità delle ferite che si supposero non letali.

Nei giorni scorsi, tra le varie ipotesi circolate sulle possibili cause del comportamento del’orso di Cadine, vi era stata quella di un animale ferito. Fino a prova contraria, però, non è possibile fare alcun collegamento tra possibili traumi causati dall’investimento e l’aggressione.

Ritornando all’incontro di Roma,  il Ministro avrebbe riconosciuto la coerenza delle azioni adottate dalla Provincia rispetto al quadro normativo sia nazionale sia comunitario. La reintroduzione dell’orso bruno in Trentino – è stato poi ricordato – nasce da un progetto europeo il cui respiro va ben oltre i confini provinciali. Per questo il presidente della Provincia autonoma di Trento ha consegnato al ministro un dossier che evidenzia come in realtà all’espansione numerica degli esemplari (cosa che ha determinato il successo del progetto scientifico) non abbia fatto seguito però un’espansione su tutto l’arco alpino. Di qui la richiesta forte di aprire un tavolo coordinato dal ministero, con il coinvolgimento delle altre regioni limitrofe per garantire una più equilibrata distribuzione dei plantigradi.

Da parte del Ministero vi sarebbe stata ampia disponibilità di collaborazione, con la messa a disposizione delle strutture tecniche per affrontare, al di là dell’emergenza che si è verificata, anche la revisione dell’impianto complessivo in un’ottica di prospettiva, considerato il trend di crescita della popolazione ursina. Allo scopo sarà istituito un tavolo permanente per affrontare in modo strutturale le problematiche legate alla gestione dell’orso nel territorio delle Alpi centrali.

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